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Fin dalle prime battute, il lettore si ritrova immerso in un’atmosfera lieve e luminescente di sogno, ove l’autrice prova a stemperare quel suo interiore “brulicare denso | di colori e guizzi”, onde placare e possibilmente annullare ogni pensiero “in beato stato di letargo”: “Andare tra filari di rose | a ritroso nel tempo: | scie, intensi profumi | d’erba menta e viole | da quei prati lontani.”

Sono le sensazioni immortalate dalla sublime poetessa di Lesbo, che per prima intuì la possibilità di superare la limitativa, univoca visione trascendente dell’esistenza. In Saffo, il sogno non è qualcosa di diverso dalla realtà, Eros e Afrodite sono entità immanenti e non c’è più separazione netta fra umano e divino: “Stormiscono le fronde e ne discende | molle sapore. | E di fiori di loto come a festa | fiorito è il prato” (Saffo).

La poesia di M.L. Daniele Toffanin si presenta stracolma di impressioni dolcissime e malinconiche, che si animano – scrive Mario Richter nella Presentazione – nella “meraviglia fuggevole dell’attimo”. Un lampo che sa di eternità, ove si avverte costantemente il senso della caducità dell’esistenza insieme con l’incombere dell’irrisolvibile rebus legato al binomio essere/divenire: “Al grande mistero infine ti pieghi | fra frammenti di vita già franta”.

Luciano Nanni nota come questi testi, tra gli altri meriti, posseggano quello, non comune oggi, di prestare un’attenzione particolare all’aspetto tecnico e metrico dei versi. “Versificazione e contenuto si compenetrano”, scrive, e cita alcuni passaggi ove ritmo dattilico e anapestico contribuiscono a rendere appieno la corposità delle descrizioni.

“Dell’azzurro ed altro” è opera sicuramente di notevole livello, che raccomandiamo vivamente ai lettori.

Recensione
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