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Lo stile misuratamente démodé (più che liberty, come osserva Donato Di Stasi in una nota conclusiva al volume) è volto ad esplorare le possibilità del linguaggio da adattare ad una sorta di racconto in versi (o poemetto in prosa, come scrive Stanislao Nievo nell’Introduzione), la cui storia prende l’avvio nei primi anni del Novecento per concludersi ai giorni nostri.

Angelica, la protagonista, ama segretamente un giovane contro la volontà dei genitori, i quali vorrebbero invece che ella sposasse un nobile benestante. Lo stesso nome della protagonista, il suo coraggio anticonformista, la sua chiara levatura culturale (che emerge dai frequenti riferimenti ideali a poeti e personaggi della storia letteraria), tutto ci fa pensare ad un “Gattopardo” in versi ma alla rovescia, nel senso che le idealità e le aspirazioni degli amanti-protagonisti appaiono capovolte rispetto alla logica del romanzo di Tomasi di Lampedusa. Più che di atmosfera da finis Austriae, potremmo parlare quindi di finale in stile anti-borbonico, se è vero che storicamente il Centro-Italia, ove si svolge la vicenda, non si è mai differenziato granché dal nostro Sud, specie per quanto concerne la logica dei giochi di potere.

Questa nostra deduzione sembra avvalorata da una serie di significative citazioni, come quella da Ada Negri: “O grasso mondo di borghesi astuti | di calcoli nudrido e di polpette, | mondo di milionari ben pasciuti | e di bimbe civette (…)”.

L’autrice si sottrae, in certo qual modo, al rischio d’una eccessiva prosasticità formale, per quanto l'uso sapiente di strumenti linguistici e di figure retoriche (come l’anadiplòsi, l’anàfora e l’onomatopea) ci dimostra come Gemma Forti sia in possesso di un solido bagaglio culturale, che a tratti si carica di significativa ironia.

“Usando le ali della lingua al di sopra di ogni moda, in cerca d’un momento d’assoluto” – conclude ottimamente Nievo – la poetessa riesce comunque ad offrire al lettore un’opera abbastanza originale e godibile per gli sviluppi e il finale a sorpresa con cui si conclude l’intera vicenda.

Recensione
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