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Domenico Cara è un poeta in cui incanto e disincanto, trasfigurazione e immanenza si intrecciano e si accavallano in un dinamismo metamorfico incessante e sorprendente. Il dilagare dell’ascolto, in tal senso, rappresenta una meditazione sull’essere, ma anche un’indagine sulle irrisolte potenzialità del vissuto e sul nichilistico vuoto esistenziale nell’umano consorzio odierno, che produce innumerevoli e inimmaginabili “dialoghi tra sordi”: si parla senza riflettere, si osserva senza comunicare, si subisce senza capire…

La suadente, modulata e ritmata pervasività del dettato, che si apre indifesa all’ascolto – niente affatto incline a tentazioni di tipo provocatorio, di cui avverte la dubbia e pericolosa sterilità – prende con decisione le distanze dalla stridula e possente “discordia d’echi” che ronza e incombe sempre più “distratta, atroce e sfuggente”.

L’arguta “trappola” escogitata da Domenico Cara – in risposta ai “trabocchetti” di meschine “presunte allegrie” – consiste nel poetico accettare e cantare, con apparente placet, il “dilagante”, oceanico e confuso “labirinto” dell’ascolto. Il Poeta, del resto, non sembra sicuro di riuscire ad “estraniarsi”, di poter “descrivere” con sufficiente distacco tale infernale “industria degli enigmi”, con relativo corredo d’angoscioso “dileggio pubblico”. Ma già il concetto e l’idea del “dilagare” contiene in sé la negazione di sé: la vera predisposizione all’ascolto non “dilaga”, al contrario viene recepita con misura, serenità e attenzione. È lo stesso Cara a fornirci una lunga serie di tracce e segnali utili ad afferrare la vera chiave di lettura del poemetto. Leggiamo: “Dietro la porta l’ultima pubblicità, (…) le inconsistenti funzioni provocatorie”; e ancora: “Tutto è provocatorio negli auguri, (…) la ferocia | meglio adatta se stessa al sistema | di ipocrisie collettive”.

Una poesia avvolgente e compromissoria, arrendevole e causidica, capace di utilizzare al meglio la forza dirompente del potere mediatico, compresi i rimasugli coinvolgenti e perversi di taluni slogans consumistici, sui quali il cittadino-consumatore mai prova a riflettere adeguatamente.

Un altro aspetto non trascurabile riguarda la maestria di Domenico Cara nell’arte di “frammentare” un intero poema, come pure in quella di trasformare singoli e autonomi “frammenti” poetici – secondo l’accezione crociana – in un’opera compiuta. I due poemi-fiume in cui si divide il volume (“Il dilagare dell’ascolto” e “Le irregolarità della posta”) posseggono la qualità-principe esaltata da Benedetto Croce: in essi è pienamente visibile “il susseguirsi di momenti non solo poetici, ma logici e pratici o come altrimenti si distinguano e si particolareggino”, spiegò il Filosofo abruzzese in “Letture di poeti” .

“Il dilagare dell’ascolto – nota l’autore a chiusura del volume – è il primo momento di una trilogia poetica che legge i silenzi e i trepestii del reale (…) da cui insorgono le relazioni fisionomiche dei significati, mai sperimentalmente disfatti o soltanto invisibili e sensoriali.”

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