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Un respiro caparbiamente cadenzato, misurato sulla lunghezza d'onda del monologo interiore, percorre le diverse stazioni di questo accidentato percorso, niente affatto scontato, che inizia descrivendo con dovizia di particolari come sia necessario "passeggiare nella brughiera" con lo sguardo fisso alle ombre e ai fossati, ma anche agli arcobaleni e al cielo, alla via Lattea e alle possibili sorprese che via via scaturiscono da "cuori divelti dal sogno/innamorato".

Il pretesto della promenade, ingannevolmente fisico-corporale, in realtà metaforico-intellettuale, rispecchia una tecnica di procedimento dialettico che mira a mettere a nudo le alienazioni e le nevrosi del post-moderno, drammaticamente incapace di catturare "ancora emozioni" laddove "sono potenti anche i pensieri abbandonati", sicché "nel fango vacilla l'Occidente".

Non esiste più alcuna possibilità di salvazione, né di rinascita nel fare ricorso a quelle che ormai non sono altro che oasi ermetiche e menzognere, fonti ulteriori di disorientamento e d'ossessione.

L'autore sa che, in un siffatto contesto, il linguaggio non può non essere enigmatico, arcano, delirante. Il razionale si fonde con l'irrazionale, giacché le manifestazioni oggettive e reali della natura e del paesaggio tradizionale si mostrano totalmente stravolte. Non esistono dei punti di riferimento al di fuori dell'allusività di indizi che ritrae e riproduce sconnessi non-sensi, umori spinosi, occulti misfatti, madornali grovigli, con un uso magistrale e accortissimo di termini e di espressioni che riproducono perfettamente l'intreccio ancestrale e magmatico soggetto/oggetto, materia/intelletto, essere/divenire.

Il poeta è in grado, tuttavia, di mantenere la lucidità necessaria per afferrare la complessità di questo tutto indistinto, e confessa: "temevo le metamorfosi già dagli inizi | della loro glossa speciosa e atroce".

Questo stato di ebbrezza, quasi di trance, che costringe più che a passeggiare, a barcollare, fra ironici "orizzonti labili di fedeltà" finisce per diventare lo strumento di misura, la pietra di paragone, sia pure deformante e ondivaga, incerta e fallace, per un ultimo disperato tentativo di autoconservazione. "Tutto può | farsi nulla", esclama il Poeta: "Come sarà una società senza più specchi?". L'anima s'è abbrutita, ma non è ancora annichilita, poiché la brughiera non è il deserto.

In un tale vorticoso scempio di espressioni prive di un senso compiuto, l'autore avverte l'urgenza di rivalutare la funzione primigenia dell'immagine/simbolo, intesa come ultima residua possibilità di comunicazione.

Recensione
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