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Questo romanzo di Marcello Catalfamo, ambientato sul Brasile, è la rielaborazione di una sua diretta esperienza. In due momenti di uguale durata, vi visse complessivamente otto anni. Da quanto si apprende dalla dedica iniziale, tre dei protagonisti sembrerebbero ispirati a persone reali. Tre figure al femminile: Marcia, Marcy e Marina. Dico sembrerebbero perché, se ci si fa caso, tali nomi hanno tutti le prime tre iniziali corrispondenti a quelle del nome dell’Autore: è un caso o finzione?

Si tratta di “un romanzo di contenuti sociali e di storie comuni del Brasile attuale” (da Note biografiche).

L’intreccio si dirama da un cast d’interpreti tutti protagonisti, chi più chi meno, talora descritti singolarmente e talaltra in coppia. Ognuno d’essi interpreta un ruolo di primo piano. Dimodoché non c’è un protagonista primario in assoluto, bensì tanti personaggi con una propria nitida e complementare trama. Isolate vicende, nel loro nascere, che alla fine convergono in due rappresentazioni principali parallele.

Osserviamoli questi personaggi: Joao de Deus; Julio Cesar; José Inacio; Enrique ed Ana Rita; Maria Luisa; Neide; Carlos e Marcia; Laura; Marina; Heléna; Emanuela; ed altri di minore importanza.

Il meccanismo che soprassiede al musivo contesto delle storie è elemento che assurge a completamento descrittivo socio-geografico di due opposte aree del Brasile: San Paolo ed il Nordest di Rio de Janeiro. Se Julio Cesar, nato e completata la sua adolescenza nella miseria delle “favelas” del Nordest, si trasferisce e si realizza nella opulenta San Paolo; viceversa Carlos e Marcia, originari di quest’ultima, si stabiliscono, in seguito, a Rio de Janeiro, sistemando il loro avvenire grazie all’apertura dell’Hotel fazenda “Brazil Pass”.

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