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Le dieci poesie della plaquette, che si può dire costituiscano il decalogo poetico di Renato Greco, ci offrono il cordiale sapore di un confidenziale colloquiare, che rende diversiva la vita, allontanando i momenti di depressione. “Non so se capita anche a voi | d’essere allegri e tristi in un momento” (“Detto in faccia”, p. 8) è la letterale esplicazione di un tale modus di rapportarsi al poetico.

La libera forma ed i liberi versi, tra l’altro solo raramente sezionati in strofe (cfr “Eppure di quel poco”, p. 10), concedono al Poeta barese un linguaggio congeniale a questa poesia dal timbro narrativo.

I punti di vista ed i contingenti moduli temperamentali riescono a trovare equa voce, senza incappare in forzature né ermetiche né, men che meno, metriche. Riflessioni che giocano un ruolo primario nell’elaborazione dei versi. Se ne intuisce l’immediata trascrizione del pensiero. Sembra, in altre parole, non esserci la condizionante mediazione di una precisa programmazione estetica. Piuttosto, il perseguimento dell’obiettivo poetico è da intravedersi quasi per regola nell’inversione dell’ordine degli elementi sintattici o in una differente, meno drastica, collocazione.

Talora è lo stesso discorsivo verseggiare, lambiccato di significati estemporanei, a rendere il giusto senso del poetico.

Ritengo vi sia un singolare ed utilissimo paradosso nella poetica dell’Autore. E cioè il fatto che l’impressione che si ha di primissimo acchito, prima di accingersi a leggere le varie poesie, scorrendo i relativi titoli, nel trasvolare l’indice, è di trovarsi di fronte ad un testo carico d’idealismo, che suggerisce riferimenti di misticismo e di filosofiche premesse.

Recensione
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