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Dal fondo dei fati (sic! fati con una sola ti), si raccolgono i sedimenti degli accadimenti, quanto residua della nostra marginale libera autodeterminazione. Non si può parlare di libero arbitrio solo perché non è trattato il rapporto tra uomo e Dio.

Nella presente raccolta, di una poeticità estremamente coinvolgente, frutto della raffinata ed ossessiva ricerca semantica, colpisce piuttosto il rapporto tra l’uomo e la parola, ai fini dell’arricchimento dei costrutti d’una poesia intesa come panacea. Dà l’idea di una ricerca donchisciottesca il fatto che vi sia un tentativo, in tal senso, talmente appassionato la cui emotività è essa stessa parte integrante, anzi motore dei significanti d’apertura e di chiusura della silloge, tra le otto sequenze che completano la raccolta. Sequenze così coordinate: Per l’anima che è in te, Vita vivenda, Il vero viaggio, Cambio di stagione, Dal fondo dei fati, L’anima sul foglio [fil rouge di compiutezza, che accomuna, vuoi per un particolare vuoi per altri, le contestuali parti, specie la precedente e la seconda], Il filo siderale [dedica a tutto campo, alle parentele ma altresì a Samuel Beckett, ad Antonio Ligabue… al dramma dell’11 settembre 2001, ai suoi studenti] ed infine Vento di poesia .

Le fatalistiche parentesi di Vita vivenda e soprattutto dell’eponima Dal fondo dei fati, che molto coerentemente si abbinano con l’itinerante, continua, asfissiante presenza del tempo cronologico, in Cambio di stagione, non costituiscono altro che adornamento al leitmotiv dell’opera: la ricerca di “parole extrema ratio”, “parole torcia che risalgano meandri, | guizzino come fuochi fatui | sul cimitero dei sogni” (p. 109, in Vento di poesia). Il bene ed il male, le gioie ed i dolori, “temporale e arcobaleno | insieme” sono poesia (p. 110, Come un tornado). Nell’eloquenza di un’appagante parola ci si può sentire “come un clown” che faccia ridere il “cuore bambino | stanco di giocattoli rotti” (p. 113, Le mie poesie migliori). “Basta un verso, sai, per ritrovarsi | e riacciuffare l’anima sull’orlo dell’abisso” – p. 115.

Recensione
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