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Riccardo Roversi (Ric) e Vincenzo Iannuzzo (Vince) hanno raccolto, in quest’opera, quanto hanno pubblicato nel periodico “Tiemme” in materia di gossip.

Il gossip, come settore letterario emergente, si è andato consolidando specialmente nell’uso pubblicistico, proprio per la sua oltremodo popolare caratteristica di tabloid in forma ironica. La proposta di Ric e Vince, rispetto all’usuale cicaleccio da comare che contraddistingue il gossip, consiste in un’ironia molto sofisticata, alquanto intellettiva. È un monellesco estro costruttore di umane caricature e di parossismi. O comunque di palesi incongruenze, escogitate ad arte, tra il detto ed il fatto, immischiando cogenti realtà con realismi solo atteggiati, volutamente preconcetti, nel fine dell’ilarità.

La foto di copertina, a colori, è complementare alle due foto interne in bianco e nero. Sono i ritratti dei due autori. Dalla copertina si notano le sole mani, immortalate in un contesto e in una ponderata funzione che sembrerebbe ludica, di gioco a carte, ma che nell’intenzione degli autori è prefissato schema allegorico. La combinazione della congerie di tipi di carte, tarocchi, e di altri elementi diversivi ha il sapore globale di un propositivo esistenzialismo.

L’opera è suddivisa in due parti quantitativamente uguali. Nella prima parte è Vince che si diletta, e ci diletta, offrendo una decina di gustosi bozzetti dialogici, nella forma della doppia lettera del tipo ‘a domanda risponde’. Tutto il resto è storia è il titolo ed è la frase finale, invariata, delle risposte che un fantomatico Professor Vince – dichiarato docente di analisi infinitesimale delle meringhe nonché studioso nel campo delle Equazioni differenziali delle traiettorie del biliardo da passeggio e delle Funzioni variabili del sette di bastoni con la briscola a denari – dà ad altrettanti fantomatici interlocutori. I concetti più noti e semplicistici diventano forte motivazione di risata. Esiti esilaranti, scompiscianti, garantiti. “Tutto il resto è ridere”… altro che storia!

Mentre Ric, con la sua “Città d’aria”, si esibisce in una dozzina di aneddoti, racconti brevissimi, sunti di storia e storie che non disdegnano il tocco epico, nel gusto di un’eccentricità gongoriana. La verità, più o meno storica, compenetra la bizzarria di un’attualità protagonista, per sovrapposizione di personaggi e/o di eventi incongruenti. In un contesto scarnito della logica non ne scaturisce una non-logica bensì una logica traslitterata dal senso dell’ironia, che regge bene alla ragione di un incentivante sorriso.

Recensione
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