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Questa sessantina di poesiole, brevi ma tuttavia incisive e ben modellate, di Luigi Golinelli, si presenta nella veste della doppia silloge: Varuna (2000-2001) e Dimensioni (2002-2003). Ambedue le raccolte sono infatti premesse da autori (autrici) diverse.

Oltre alla copertina, la medesima mano di Ida Golinelli ne ha illustrato i due inizi. Della prima serie di poesie, “Varuna”, che ne intitola la sequenza, è molto significativa. La fantasia del Poeta rielabora un mondo d’altri pianeti, “altre galassie”, una dimensione aliena ma ideale, soggettivamente ottimale. Varuna si presenta, nella mente dell’Autore, come un “piccolo giardino | ai confini del mio sole” (p. 18). Ma è tutto l’insieme di questa prima parte che dev’essere criticamente preso nella giusta considerazione, e cioè di un idilliaco afflato cosmico reso partecipe del divino (cfr “Natale”, p. 15). Non a caso, proprio con tale raccolta inedita, Golinelli si è aggiudicato, a Piacenza, il primo premio “Il bosco degli gnomi”, edizione 2002.

Con “Dimensioni”, quota parte ed eponima della seconda serie poetica, temporalmente successiva, si è improvvisamente rigettati nella condizione (interiore) di vecchiaia del Poeta. Quasi che abbia avuto qualche fondato presentimento di morte, ad incominciare da “Padre” (p. 31). L’ottimismo di fondo delle poesie di “Varuna” è sopraffatto. Tutto sembra disgregarsi attorno al Poeta (“Al mercato delle pulci, | comprerò vecchi pianeti, | stelle spente e | frammenti d’amore” (p. 42). L’unica originaria sensazione che gli rimane sta senz’altro nella coscienza che l’essere umano, nella sua frammentata identità, nella sua singolare presenza, molto minuscola rispetto alla totalità, un granellino di sabbia, è un pezzo, tuttavia complementare, dell’ universo (“vecchi pianeti”).

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