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Cronologicamente Il crepuscolo della ragione è il terzo lavoro teatrale di Drazan Gunjaca, il secondo per quanto riguarda le sue opere edite. Mentre i primi due sono ad atto unico, questo terzo è strutturato in tre atti, organizzati in un’unica scena. Se della “Roulette balcanica”, primo dramma, ho già avuto modo di esprimere ii mio positivo giudizio, supportato dall’onore di averlo premiato al Concorso San Maurelio (2a edizione 2004), su quest’ultimo non posso altro che rincararne l’approvazione. È la conferma che la stoffa del commediografo, in specie del drammaturgo, è innata nell’Autore, più del narratore o del saggista, peraltro già di buon livello.

Il crepuscolo della ragione la ritengo un’ opera eccezionale, caratterizzata da un esistenzialismo di rara caratura, in grado di suscitare nel lettore – nello spettatore, se il dramma verrà scenograficamente prodotto – un interesse elevato. V’è la doppia proiezione dialogica dei protagonisti, uno croato, Ante, e l’altro serbo, Husein, che s’inserisce nel contesto del già di per sé dramma d’un conflitto di identità, prim’ancora che d’una lotta strettamente ideologica (politica e religiosa). La preventiva carcerazione imposta ai due interpreti per mano prima dei croati, poi dei serbi e quindi dei bosniaci rende con profonda introspezione il senso di alienazione che quella triplice guerra (ma dovrebbe essere moltiplicata ancora per due, in quanto ad ogni popolazione corrisponde un gruppo di guerriglieri fanatici: cetnici, ustascia, mujahedin) ha provocato nei contendenti e nelle persone dei territori interessati, a prescindere dalla loro attiva partecipazione. Il plusvalore del dramma sta nel sottilissimo filo che separa la vita dalla morte. Ogni affermazione, ogni domanda ed ogni conseguente risposta dei due carcerati costituiscono una specie di tiro alla fune con la sorte. Non c’è momento in cui non si sentano in bilico tra l’essere ed il non-essere.

A tal punto che, di volta in volta, pervengono alla sofferta decisione di autoannullarsi, pensando al suicidio. Soluzione peraltro mai conseguita. Il suicidio rimane, sino alla fine del dramma, un’alternativa alla fucilazione. Allucinante, insensata alternativa che purtuttavia sa dare ancora più senso panico ad una possibile morte per mano altrui.

Recensione
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