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Mirco Invernali, in quest’ultima silloge, gli elementi ritmici del ballo li fa divenire sinestesi utile alla poesia. Del ballo assimila nella poesia una comune ispirazione che non sembra essere solo di stile bensì di un più avvertito, generico senso di poiesi. “La variazione in versi si trasforma in esercizio critico, in esplicazione, in chiarimento e illuminazione” afferma Bárberi Squarotti nella presentazione al libro. Aggiunge: “per il tramite della passione del ballo [i] testi sono diventati rapidi [l’Autore li definisce “mottetti”], essenziali, intensamente musicali” – in ibidem. Nella spiegazione che ne dà il medesimo Invernali, “sia la poesia che il ballo costituiscono dei sistemi di segni, in quanto i relativi elementi non hanno significazione singola ma l’assumono in relazione ai rapporti che ogni segno mantiene con gli altri. […] Il poeta ricerca nel silenzio [la sottolineatura è del recensore] una ‘parola’ ad hoc, sofferta […] Il ballerino […] ricerca sulla pista un ‘movimento’ ad hoc, sofferto anch’esso – cfr. Nota dell’Autore.

La parola chiave sembra essere il silenzio: “nel silenzio. | Nessuna luce né suono. | […] | (Il ritmo e l’ala – del silenzio?)”, da Il ritmo e l’ala, p. 26. Nel silenzio della mente, dunque, il ritmo del ballo si tramuta nell’ala della poesia (leggasi: aura). Il ritmo è avulso dalla musica del ballo (“Quasi a tradurlo in figure”, da Il ritmo, p. 47). Sarebbe perciò dalla coincidenza silenzio=ritmo che la poesia ne guadagnerebbe, più ancora che ispirazione, sintesi formale. Ecco che la musica di ballo diverrebbe musicalità poetica, “movimento fatto poesia” (La musica, p. 50).

Se la prima parte della raccolta è rappresentata dai Mottetti (“Poetry & dancing – Suite in mottetti”), la seconda, “Little Blues”, è un contesto di nove canzoni a due strofe brevi. Inoltre, a concludere è “New York, New York (canzone travestita)”, che è un’allegoria del dramma dell’11 settembre 2001, sulle Torri Gemelle. Per queste due ultime parti non c’è alcun dubbio che la musica possa andar d’accordo con la poesia.

Recensione
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