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La dimostrazione che Anna Marinelli dà al lettore è di sapere coniugare la quotidianità delle vicende e delle sensazioni vive, reali, al fantastico ideologico legato alle aspettative e, di conseguenza, alla rosea soggettività creatrice di mondi ameni.

Se le azioni, fatti circostanziati o eventi generici, di tutti i giorni assurgono ad impalcatura poetica, in quanto siano capaci d’ispirare modelli d’originale estetica, le ipotesi, e di sovente i sogni, possono sembrare una reale appendice. Esito di simbiosi inscindibile, vera e propria commistione, col vivere effettivo. Come dire che la poesia sequenziale e salmodica, com’è questa della Marinelli, elaborata nel linguaggio documentaristico delle appercezioni giornaliere, è in grado di creare un pressoché impercettibile transito nel pensiero radicato ai paradisi dell’invenzione nella mente della stessa poetessa, fattrice di versi immersi nel coro della natura e della spiritualità.

In “Oltre l’orizzonte”, tra l’altro, si percepisce il notevole significato della trascendenza d’espressione leopardiana. Un valico di confine ancora una volta tra la realtà ed il temporale, ovverosia il salto nell’esperienza limitata al sogno.

Nello specifico se ne potrebbe intendere la mesta dimensione conclusiva della morte. Come pure lo stallo, del tutto fittizio, di una vita comunque ideale. Se ne ipotizza la metafora emulativa dell’oltresiepe, appunto, del poeta di Recanati.

Fede, affetti familiari, gioiosa penetrazione nella natura costituiscono, in ultima analisi, la solidissima ossatura di una poetica di spessore.

Recensione
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