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La quasi assiomatica constatazione che l’amicizia tra un uomo ed una donna sia rapporto impossibile o comunque non duraturo viene sfatata dal romanzo della Franceschetti.

L’autrice, tra l’Italia e l’Australia, inventa la storia di un’amicizia tra uomo e donna che, grazie alla forza di volontà esemplare della donna, riesce a non divenire love story. Credo che proprio la conseguenza di tale apparenza irrealizzabile faccia che ci si trovi, nella sequenziale lettura, a cercare d’anticipare, o se si crede meglio, di indovinare un risvolto che potrebbe sembrare scontato e che invece mai darà soddisfazione al pronostico. Si è sempre là, riga dopo riga, in una sorta di stallo dell’illusione, con la presunzione di arrivare a leggere che finalmente l’amicizia tra lei e lui s’incrini trasformandosi in un più intenso sentimento d’amore, a conferma d’una regola. È però una situazione che non s’avvererà mai. L’autrice, “su questa splendida amicizia senza ombre, senza ipocrisia” (ma che sia proprio così!), alla fine vince la sua battaglia nei confronti del più ostinato e prevenuto lettore.

Nella sostanza della trama, con aperture ed imprevedibili vicende che coinvolgono l’esistenza a tutto tondo, grazie a passaggi al limite tra la morte e la vita, si disvela il focoso carattere dell’amico della donna, latin lover e casanova spietato, che rimane sentimentalmente attaccato ad una girl sposata, la sua gold-star, e che tuttavia riesce a non rimanerne definitivamente soggiogato o, secondo un consueto modo di dire, incastrato. Lei invece, l’amica impenitente, vedova, che, tra l’altro, avrebbe tutte le carte in regola per assecondare il sentimento d’amore del ragazzo, rifiuta di divenirne amante. Un’amicizia alla quale lei riesce a rimanere vincolata in base ad una forza esistenziale che oltrepassa la ragione.

Recensione
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