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Franco Zoja presenta una triplice raccolta di poesie: Momenti nella Bassa Padana, L’assenzio delle esperienze, Il solco della memoria (Este 2002).

Sono tre parti eloquentemente diverse. Non parlo di una diversità esclusivamente argomentativa: sarebbe troppo banale rilevarla. Piuttosto mi riferisco ad una differenziazione di modo e, con più capienza, di stile, riguardando cioè la costruzione degli accessori estetici ed, in generale, la medesima qualità del poetico.

Tra la prima e la terza parte, per la soluzione di continuo marcata dalla seconda, non si può non notarne il divario.

Non a caso, nella nota finale, Bárberi Squarotti afferma "Le poesie Momenti nella Bassa Padana mi sembrano fra le sue più felici".

Se il contenuto estetico si fosse tenuto sul livello della prima ventina di componimenti, che tra l’altro, bisogna onestamente dirlo, rappresenta la metà del contesto poetico, all’autore si sarebbe dovuto riconoscere un merito di eccellenza, indubbiamente. Le tre quartine di "Pala del Tiepolo"; i sei distici di "Madonna del Cima"; e gli altri tre distici di "Prima sera" ne sono lampante attestazione.

Purtroppo le residuali poesie, a partire dall’intero secondo gruppo fino a comprendere le successive del gruppo finale, ci consentono di assistere ad una discesa dalla scala di valori a dir poco sublimi fino a raggiungere un più modesto piano di poesia intrisa di prosa. I costrutti poetici in parte persistono ma la poesia si trova ad essere sorretta da un linguaggio descrittivo che ne deteriora la performance di fondo.

Recensione
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