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Nella silloge poetica in questione la chiave criptica e la marcata introspezione sono mitigate dall’excursus diaristico che ne rende più agevole l’interpretazione. Il dialogo è mascherato da una forma di monologo di complessa scrittura. Una sorta di linguaggio colloquiale, ma a senso unico, rende l’autore protagonista ed antagonista nel contempo, interlocutore con un suo alter ego. Si assiste addirittura ad un botta-e-risposta colla medesima anima. E l’Io si presta a dialogare colla sua specifica corporeità, e talora con una individualità sessualmente opposta. Autore altro da sé. Il dialogo, pur nella costruzione d’assolo, è comunque il determinante mezzo espressivo. Vi si coglie un referente ulteriore. È grazie al titolo dell’opera se si comprende che in realtà il vero, autentico, unico interprete-interlocutore è l’incendiario Nerone, redivivo. L’inizio latita in tal senso. Almeno fino ad un quarto del poema (p. 29) non se ne verrebbe a capo. Cosicché, considerato il titolo, fino a quel determinato momento della lettura è un continuo chiedersi: “Ma cosa c’entra Nerone nel contesto?”. All’insegna di un pertinace simbolismo, tale da rendere la poesia ermetica, perlomeno fino alla fatidica p. 29, a poco a poco viene ad adempiersi il tanto apologizzato reato di “incendio doloso”. Finalmente, nell’istigazione all’incendio e poi nella concreta fase piromane, ci è dato cogliere l’icona, più che mai visiva. Due intermezzi di versi in corsivo, alle pp. da 47 a 52 e 94 e 95, esprimono l’ambivalenza della “fase piromane”. Il primo intermezzo assume, poeticamente, significato amoroso: fuoco della passione degli amanti. Mentre il secondo inciso esplica, ahimè, un simbolo di tutt’altra consistenza, incarnando il dramma di quel maledetto fuoco provocato l’11 settembre 2001 dallo schianto dei due aerei sulle Torri Gemelle di New York.

Ottima scrittura, sorretta da suggestiva metafora. Ad es. l’allegoria dell’angelo- muratore (p. 36), quale mezzo di sutura delle ferite, ci lascia immaginare un’Onnipresenza riparatrice dei malanni umani che ravviva la speranza di una continua evoluzione verso il bene.

Recensione
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