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La raccolta meditativa in questione ha l’identico significato che un raccoglitore di perle dà alla sua collezione. Si tratta d’un valore oltreché prezioso materialmente, anche e soprattutto affettivo, che lo innamora del suo mestiere. Ma ciò vale per sé, per il raccoglitore di perle.

Su d’un piano differenziale vi è il compratore di perle. A questi è riservata altra duplicità di sensazioni. Primo: di stupore per la bellezza dei gioielli di cui viene in possesso. Secondo: di ammirazione, che allo stesso tempo è gratitudine, nei confronti del venditore, che sarebbe il raccoglitore.

Il paragone tra le Non solo parole di Vergnani e le perle non è inopportuno. Nei pensieri o nelle riflessioni – come dir si voglia, assecondando la volontà dell’autore, che così denomina le sue teorie – che caratterizzano le pagine del libro, pur quando appaiano banali (il che, a mio modo di vedere, succede raramente), a ben guardarci, ci si avvede d’un controvalore tutt’altro che infimo. Basta soppesarne, mica con prove ponderali troppo lunghe, anzi brevemente, rapidamente, il contenuto globale, pensiero per pensiero, ed allora se ne coglie un valore (spesso una pluralità) che ne dà maggiore quotazione. Una stima senza dubbio diversa.

E, perla dopo perla, riflessione dopo riflessione, l’insieme dell’opera assume la giusta valutazione. Ben fuori portata rispetto al convenzionale valore venale, monetario, commercialmente imposto secondo una serie di calcoli economici.

Confidenzialmente posso dire che, laddove il pensiero-riflessione di Eraldo Vergnani regala il senso concettuale d’un assioma assoluto, c’è da sentirsi un po’ invidiosi. Fa capolino il rammarico di non aver raggiunto, prima di lui, con la ragione postulati sì obiettivi.

 
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