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Silloge di poesie amorose, amore di coppia, nella duplice versione italiano-francese.

Strazianti poesie, struggenti, donate ad un amore assolutamente non corrisposto costituiscono non la sola intelaiatura del libro ma l’universo contestuale. E, si badi bene, che il protagonista tradito dal sentimento, l’ autore è un uomo non proprio giovane, anzi, più che sessantenne. A maggior ragione questo canto disperato ci colpisce. Quando un uomo, giunto oltre la soglia di una certa età, non si sente realizzato, mancandogli una sua propria famiglia creata ad hoc, una moglie e magari dei figli, non può che far sentire il suo grande rammarico, la sua costernazione, la più naturale che si possa concepire. Esperienza che, tuttavia, se non la si è provata, non la si può probabilmente vivere con analoga intensità. Solo un poeta, nel senso letterale della parola, può parteciparci di un così profondo malessere.

La poesia di Liberato Quaglieri, che sul piano stilistico è caratterizzata da libertà di schemi, è volta inequivocabilmente a consolare i compassionevoli moti del cuore, il suo pianto, il suo dolore. È una poesia istintiva, estemporaneamente attinta dall’impellente sfogo del cuore. Di un cuore umiliato, sopraffatto dallo stratificato dispiacere della sconfitta in amore, espugnato della fondamentale espressione del sentimento, defraudato della potenziale capacità di rendersi protagonista di un amore condiviso, contraccambiato. È un cuore che sa dare, che ha saputo e che ancora, in una certa misura, sa offrire amore. Perfettamente cosciente del suo atteggiarsi platonico, volente o nolente.

È col cuore in mano che l’autore esprime l’arrembante veemenza della sofferenza. Il poeta ha perciò in una mano la penna della denuncia poetica e nell’altra mano il peso del suo pessimo stato d’animo, come avesse in mano direttamente il suo cuore.

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