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Florilegio poetico suddiviso in tre parti: Piccolo desiderio di felicità (pp. 5-16), che, come noterete, è eponimo del titolo dell’opera; Nel labirinto della vita (pp. 17-22); e La luce nel cuore (pp. 23-30). Poco più che una ventina di poesie, di un’unica lapidaria strofa, di quattordici versi al massimo.

Cristina Contilli, giovanissima autrice di questo libro, molto simile ad una plaquette, irrora, come si fa con il fiore del giardino, il suo “piccolo desiderio di felicità”. Un desiderio disseminato sui legami col quotidiano. Un desiderio coincidente all’identità della poetessa: “Anch’io sono fatta | di terra e di vento | e la vita è entrata in me | con il respiro dell’attesa” – p. 11. Desiderio intravisto in Un’alba d’inverno. Costruito soprattutto Nella precarietà dell’amore, che, con fisiologica ricorrenza, nutre un nugolo d’altri “piccoli desideri senza seguito” – p. 10 in E ancora domani.

Serie di aspettative coltivate nelle costanti de L’ombra intorno, ne L’infinita notte, Nel silenzio, ne Le ombre del cielo. Perché In una sera, unica, isolata sera, non si riesce a trovare sufficiente spazio per coltivare il desiderio.

Tra Percorsi obliqui, Volti sconosciuti e la Guerra si spegne ogni ottimale barlume “e noi non possiamo | fare nulla | per sconfiggere un buio | che non ci appartiene” – p. 20.

La luce nel cuore? si chiede l’autrice. E la giusta risposta, puntuale, è In una sera imprevista e in Piove nella sera. Ancora e sempre la sera! “Gocce di luce | scendono | nelle pozzanghere | […] nell’attesa | non sento | la stanchezza” (p. 25) e Con il cuore distratto, In una fessura tra i pensieri è già mattina. Sorta di Ninna-nanna. Sorta di Auguri di Natale. Una speranza di giorni inattesi “lievita nel cuore” – p. 30.

Recensione
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