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Cantare in versi la propria latitudine esistenziale, dalla a alla zeta, dal venale al divino (cfr. “Denaro”, p. 12; “Dio”, p. 10) non è impresa da poco. Edio Felice Schiavone sa farlo, e bene anche! direi ottimamente. S’intuisce immediatamente, dall’esordio, con “Poesia” dove, titolo nonché primo componimento della plaquette, che si sta leggendo un poeta dalla caratura elevata, di gran lunga superiore alla media. Artista che sa confezionare versi estremamente laconici, tanto quanto sono compiuti, esaustivi ed eloquenti, piacevolmente, facendo concordare sintassi e semantica in un’interpretazione estetica riuscitissima.

Motivo, poi, di particolare attrazione è il frequente uso di un linguaggio interiettivo. Non è il punto esclamativo a concretizzarlo, come usualmente accade, bensì l’intensità espositiva. Un linguaggio declamatorio, spesso anche interrogativo, che lascia sfogare una non comune forza interiore, una forza sorprendentemente liberatoria.

Altra serie di elementi affabulatori sono i riferimenti ad un mondo che suscita, ogniqualvolta se ne citi l’essenza, fascino. È il mondo dell’Islam, la cui nozione ci rammenta, probabilmente inconsciamente, storie e miti quali Aladino, Alì Babà e i quaranta ladroni. Leggenda e fiaba. È una globale sensazione d’esotismo che sa stupire, tutte le volte che viene proposta nell’applicazione poetica, provocando emozioni ispirate dalle diverse esperienze esterofile. Emozioni che, pur divergendo magari dalle medesime del poeta che le interpreta, smuovono sempre palpitante entusiasmo.

Edio Felice Schiavone non lesina a regalarci quanto possa farci sognare ad occhi aperti, insinuandoci nel suo specifico sogno poetico.

Recensione
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