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Il veterano Mario Ceccarello è un artista mai sazio di emozioni e di spunti assunti nello scorrere del tempo e nell’ampio spazio destinato alla natura. Anche nella silloge presente si rileva poesia pura, che si ripercuote nel suo modus di darsi all’arte, in senso globale. Basta osservare la copertina di questo libro per ammirare con che maestria sappia riprodurre un simbolico squarcio, che coglie un elemento tra i più significativi della sua Venezia, la gondola. Ma, nel contempo, tra la leggera foschia di un altrettanto centellinato surrealismo, creata dal gioco dei colori, s’intravede un’esistenziale nostalgia che pervade il nostro animo di appagati scrutatori, come deve aver pervaso il suo al momento della realizzazione figurativa. Anche nell’espressione pittorica, dunque, Mario Ceccarello fa parlare la poesia.

Addentrandoci nei valori contenutistici della raccolta, la quarantina di componimenti, rigorosamente monostici e sciolti sotto ogni punto di vista, mette a fuoco un argomentare a tutto campo. Oltre al punto cardine del verseggiare, che, quale variante della sua pittura, sa rievocare il senso di nostalgia nel tempo passato, l’artista veneziano non omette di parlare col cuore volto alle bellezze della natura, come parla di Gesù e di Dio, del cosmo, della sua Città lagunare… e più in generale dell’uomo. Nel sociale, anzi, egli sembra trovare l’ascendente propulsivo della sua poetica. Ed ancora nel sociale immischia l’afflato dedicatorio, che lo avvicina al sentimento dei suoi simili.

In sostanza, il suo è un pensiero vestito di una piacevole e godibile poetica che si fa portavoce di quanto è unicamente spiegabile per mezzo della speculazione dell’arte.

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