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Poema sui generis, per contenuti e per linguaggio. Circa i primi, si ha a che fare con una miscellanea di tematiche. In una cornice ideologica – parte iniziale e una riproposizione al termine – l’autore pone l’essenziale elemento afflittivo. Sono le spine di Gelli, pensate come possibilità estensibile all’intera collettività umana Al di là di tale parte, minimale, nociva all’opera, in quanto vacuo accanimento contro le istituzioni dello Stato, il poema è gradevole. Altri temi, dai quali non solo spine ma prevalentemente rose ci vengono offerte, sono di notevole interesse. Affiorano vari brani evangelici (la vita di Gesù), a volte letteratura biblica anche fantastica (l’Ebreo errante). Napoleone, il Titanic, i miti greci, l’Impero Romano e Cleopatra d’Egitto. L’alchimia: Paracelso ed il suo homunculus. Faust e Mefistofele. Il capitano Aachab e Moby Dick. William Wilson alla ricerca del suo amore, finalmente incontrato a Sangri Là, paese che non c’è se non un giorno ogni secolo. L’inquisizione e le crociate (Cagliostro ed i Templari). Makeba, sovrana di Saba. E l’omerico Ulisse una volta tanto riappropria il poema, in quanto genere letterario, se non altro d’un’apparenza epica. Non della forma, però. Vi sono passaggi indubbiamente molto suggestivi, che elevano l’interesse del lettore. Va preso atto della varietà del materiale trattato. È un rifarsi ad altra letteratura, narrativa, poetica, scientifica persino. L’invenzione, la creatività di Gelli sta nella reinterpretazione.

In merito al linguaggio occorre dire che non c’è da perdersi in cervellotiche parafrasi, essendo esse assolutamente lontane dall’appartenere a questo poema, a questo tipo di scrittura, semplicistica. Mi associo alla presentazione di Alvaro Ferrante, nell’individuare “una modernità coraggiosa”, quella di Gelli, finalizzata “alla ricerca della parola perduta”, giungendo ad “un sottile recupero della cifra intrinseca della singola parola, che il troppo uso distorto ha imbastardito”.

Stile dunque lasciato scorrere, nei versi liberi, casualmente spezzati, in uno scrivere ‘qualunque’.

Recensione
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