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Antonia Casagrande con la presente pubblicazione segna il suo debutto in letteratura, specificamente nella narrativa. L’opera in disamina è, per l’appunto, una raccolta di diciassette racconti brevi, da un minimo di due ad un massimo di tre pagine.

L’autrice conia uno stilema sobrio, costruito sulla semplicità e sulla pulizia della scrittura, adottando un linguaggio curato che consente vasta accessibilità. È d’altra parte linguaggio intenso, per quanto concerne le spigolature della natura umana. Venendo aperte le porte del cuore ad un plafond di sentimenti assolutamente condivisibili, di carità; d’amichevole, fraterno ed a volte materno memento (cfr “Se ti ripenso, professore, quanti ricordi…!” e “Ti ricordo così”); di empatia (“L’amica migliore”); d’umana comprensione per comportamenti apparentemente esecrabili eppure, se non pienamente tollerabili, largamente giustificabili (“Sei stata unica”); di eroismi anche non necessariamente umani (“Il grande cuore di Clara”, cagnetta che, a prescindere da un analogo interesse della padrona, vuole prendersi cura d’un cucciolo di gatto abbandonato dai padroni in viaggio – è una consuetudine vacanziera disfarsi dei propri animali –, destinato a sicura morte); e così via.

Non manca tuttavia il presupposto per una trascendenza che, nell’amalgama delle trame, riesca a suscitare plusvalenze d’affabulazione. Può trattarsi di un’immersione nel liquido mondo d’un mare a misura di sirenidi (“La sirena del lago”, che sa innamorare, e persino trovare una scappatoia ad un suo umano amare). Bensì può trattarsi, opponendosi alla precedente discesa marina, a celestiali ascensioni (“Al di là della vita”; “Anna e il mare”), che riconducono al grande ordine divino, immettendo nel pensiero del lettore l’eterna, insuperabile forza della religiosità.

Recensione
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