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Michele Martinelli, nella raccolta intitolata Tra Quercia e Ulivo, quinta pubblicazione della collezione di poesia pugliese contemporanea “Delphinus”, propone una sequela di epigrammi dal timbro salace.

Molte volte, allorché ci s’imbatta in un’ opera epigrammatica, in realtà si ha a che fare con componimenti che dell’epigramma hanno ben poca caratteristica, epigrammi in limine, così definibili unicamente per il testo lapidario. In questa raccolta invece gli elementi identificativi dell’epigramma sembrano esserci tutti, quasi canonicamente. Oltre alla già considerata sinteticità, se ne desume l’arguzia, che si proietta spesso nell’ironia, a completamento dell’applicazione. Perché di vera ed autentica satira si tratta nel libretto in oggetto. E nella fattispecie la satira ha il vestito della politica. La politica quella strettamente di partito.

Tra Quercia e Ulivo è titolo che in sé reca i prodromi di tale tipologia poetica.

Tra la Quercia e l’Ulivo nascono i “Cespugli”: altre formazioni politiche, altri partiti, “all’ombra della Quercia”, satelliti che hanno poca utilità, che semmai assolvono a disperderne le forze.

“Olocausto”, tra i vari epigrammi della silloge in esame, è l’unico che si sottrae a considerazioni di partito. Qui piuttosto l’ironia è implicita nel corpus allegorico dei versi, nello speranzoso imperativo, atto a dissipare il caratteriale pessimismo di Martinelli. Ad edificio di un costrutto umanitario “di fraterna convivenza”.

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