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Luciana Chittero è poetessa raffinata e, sotto una visuale finalistica, sa essere alquanto organica. Il modus di verseggiare è, da quanto si evince dalla silloge in esame, ben rappresentato fin dal titolo dell’opera, "Una rosa nel mio confine". A priori si avverte quel senso, talmente orecchiabile, che, abbinando quanto contempli il meglio della natura (la rosa) all’intimità umana, che si spalanca all’universo del sensibile, sa coinvolgere poeticamente l’ipotetico lettore.

Perché, come dissi, poetessa "organica"? Perché l’Autrice sa essere intelligente selezionatrice delle tematiche poetiche. Nella raccolta ciò si palesa nella suddivisione in sei parti: "I colori di Ischia", "I ragazzi", "I giorni scorrono", "L’età dell’oro", "Scacco matto" e "Mistero". Per ogni gruppo tematico la Poetessa sa rendersi duttile indossando i più consoni abiti poetici, esaltando per ogni aspetto la fondamentale funzione concettuale.

Nel descrivere le elementari bellezze geografiche e naturali, ne "I colori di Ischia" e ne "L’età dell’oro", le sensazioni sembrano vibrare di surreale estetica.

Quando scrive su "I ragazzi" gli affetti umani realizzano un’eterea contiguità col lettore, come fosse una stessa anima.

Ne "I giorni scorrono" ed in "Scacco matto", nel rendere con eloquenza il senso di quanto l’esistenza sappia donare o togliere, l’esito è incredibilmente alto.

Ed ancora quando, in "Mistero", ispirandosi a momenti fittizi, la filosofia, l’esistenza, la stessa poesia, e Dio assommano altro risultato incredibilmente intenso, grazie alle emozioni che immettono nel cuore e nella mente, a seconda che la natura decantata nei versi sia carnale o intellettiva, sensazioni più che piacevoli, ebbre di condivise effervescenze.

Recensione
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