|
| |
stiamo nell'onda
delle corde d'oro
Liliana Ugolini ha strade misteriose per
le quali rivelare infine i suoi affetti, fors'anche le sue passioni. Strade come
lastricate di geometrie esatte fino al paradosso: sorta di immaginare sfuggente
nell'assurdo, creando come crea il clown o l'attore vero, in verità rovesciata,
specchiata nella desolata intensa volontà di tacere dicendo, o di dire
similmente tacendo. Quasi tutto dovesse rimanere affidato (sfida vera e
propria?) al lettore, ribaltato a lui contro. Dalla scrittrice nessuna richiesta
esplicita d'essere seguita, condivisa, bensì un impassibile seguitare la sua
ricerca creativa, disarmando chi volesse `spiegarla'. E' per queste vie che
Liliana Ugolini rende un affettuoso omaggio ad alcuni luoghi (anche teatrali?)
tra i più significativi per lei della sua Firenze, come mostrano, insieme alla
bellissima foto in copertina (ne è autrice Gabriella Maleti), i titoli delle
composizioni. L'invenzione, la ricerca condotta dall'autrice vuole situare
l'uomo (essere forse indistinto, non singola persona) "in una spazialità fatta
di suoni, di destino": aspirazione indomita ad estendersi dal dato minimo (il
lattaio, le cialde) alla "spazialità delle galassie". Convinta, nella sua
impavida visione `rovesciata', che non già l'uomo sia artefice delle cose, ma
che noi per le cose siamo un mezzo, solo dotati dalla natura di doni.
Pellegrinaggio con eco è il titolo
dell'opera, paesaggio in cui nulla è in primo piano naturale, tutto è
rispecchiato, a tutto fa eco la parola creante dell'autrice, nel rimbalzo delle
cose sulla sua anima. E l'eco è suono, è musica: le vibrazioni dell'eco sono le
stringhe nascoste nella profondità della materia. I suoni (in neretto nel testo)
riprendono suoni presenti in altre composizioni. Dice l'autrice: "Le vibrazioni
provocano un suono infinito; noi non siamo che suono, siamo anche i suoni prima
di noi e il suono futuro". L'ultimo testo del libro, Eco, del tutto astratto,
raccoglie e fa echeggiare voci delle precedenti composizioni, e va spegnendosi
in suoni sempre più esili: quasi segno o proiezione di quell'infinito cosmico
tanto presente alla passione indagatrice di Liliana Ugolini.
| |
 |
Recensione |
|
Pellegrinaggio con eco
|
|
poesia
|
|
| Autori |
| • | Liliana Ugolini |
|
Edizione:
Edizioni Gazebo
Firenze 2001 |
|
| Acrostico di Mariella Bettarini. In copertina fotografia di Gabriella Maleti. "Firenze come teatro" di Gabriella Maleti - pp. 56 |
|
| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.0/2002
|
|