Rubini d'attese
Iridi
abbuiate di parole
corde di malumore
pretese
che vangano paura
Sdraiata
ad occhi chiusi
sull’argine del fiume
sono anch’io estate
decomposta di vento
e greve d’alghe
sono la pescaia
che dà la voce all’acqua
il sauro d’ambra
che sbuca lì accanto
sono la formica
che mi corre le braccia
la squama
vuota d’un pesce
già vissuto
il sole che ogni tanto
s’impigrisce
e poi riprende fiato
sulla pelle
Compongo
desideri maturi
di melograno
rosso avvento di semi
Non è tardi
per rendere azzurro
alle parole
appendere le corde
al gancio
giù in cantina
stendere la paura
come un bucato
bianco nel cortile
Su
apriamo le porte
accendiamo l’altare
scambiamo
in punta di piedi
gemme appassite
in rubini d’attese
|