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Ancora una volta, l’umana e bella poesia di Olga Tamanini giunge a me quasi fluttuando, come petalo di rosa nella vastità dell’azzurro cielo. E azzurra è la copertina del libro che contiene una cascata di note poetiche in dialetto trentino che vibrano nella bianca area della pagina, proprio come musica. Una musica di parole che si snoda con dolce ed un poco malinconica nostalgia tra il vagare delle estrose nuvole, conservatrici di memorie lontane. Perché sono proprio i pensieri e i ricordi di anni ormai ingoiati dal veloce trascorrere del tempo che Olga trae dal buio del passato per riportarli sulla superficie del presente, perché su di essi, possa ancora posarsi il sole e renderli luminosi. La Tamanini è nota per aver scritto diversi libri di poesia, tutti in lingua italiana, ma da tempo si cimentava col dialetto trentino anche per scrivere racconti per bambini. Quindi l’uso del dialetto, per lei non è stato un improvviso desiderio di provare nuove emozioni! Consapevole delle sue capacità, perché queste presentate nel libro Musica ’ntrà le nùgole sono poesie della memoria, quadretti di vita realmente vissuta, ella ha voluto proporle nella lingua madre, cioè il dialetto. Scrivendo queste poesie, l’autrice si è tuffata all’interno delle più remote radici, scoprendo così quanto gli antichi ricordi siano ancora vivi in lei, incastonati tra le pareti della sua sensibile anima. Ad uno ad uno li ha catturati, dando ad essi il fascino meraviglioso ed unico che ha l’immagine del passato... E riesumandoli tutti insieme, ha trasformato questa massa memoriale in microscopiche favole poetiche, proprio con l’ausilio della formula dialettale. Con questo libro, opportunamente presentato da Elio Fox, Olga Tamanini non lascia spazio a vuoti e riempie il suo “puzzle” di vita con tutti i tasselli al posto giusto.

Per lei il passato s’innesta nel presente, per poi fluire nel futuro, perché lei ben sa che in questo futuro non devono mancare le “radici”! Infatti, è risaputo che dove la memoria delle radici si perde si finisce col perdere anche l’identità. E non solo della gente, ma anche dei luoghi. Ed io aggiungo che il futuro è importante, perché esso ha il potere di vita e di morte, cioè diventa una specie di “autorità” che non ha limiti, un’autorità che mai nessun regnante potrà mai avere. Ed è quindi geniale e romantico insieme, lo spirito che ha ispirato la poetessa trentina di raccogliere memorie mutandole in poesie dialettali, spingendosi – appunto – alle radici della sua origine.

Il suo, è un sublime atto d’amore, perché così facendo, ella non priva i posteri di quel “passato” che, senza i racconti di noi “veci”, andrebbe miseramente perduto nell’indifferenza... E visto che tante cose tendono a scomparire, che si salvi almeno la lingua degli Avi!

Olga racconta così, con minuscole poesie toccanti ed incisive, l’atmosfera linda e genuina della sua giovinezza. Tempi duri, quelli, ma ugualmente cari al cuore, per quel loro fascino di cui, pur non volendo tornare indietro, si ha nostalgia. Personalmente, come lo dimostrano le mie Prefazioni ai suoi libri in italiano, io ammiro il linguaggio poetico di Olga, ma sono anche un’appassionata sostenitrice delle lingue dialettali (io stessa scrivo e recito poesie servendomi di diversi dialetti), per cui non posso che apprezzare, ancor di più, questa sua nobile scelta.

Vorrei che tutti coloro che hanno dimestichezza con la Poesia, si provassero a riprendere il filo del parlare il dialetto e dello scriverlo in versi: si potrebbero meglio conservare – in questo modo – gli usi e i costumi della nostra terra natia, perché salvare la lingua del proprio paese, vuol dire salvarla dalle ingerenze esterne che possono modificare non soltanto l’immagine del territorio, ma anche quella della gente.

Con questa sua Musica ’ntrà le nùgole, la poetessa non soltanto coglie i particolari di quanto “ha vissuto”, di quanto l’ha coinvolta in queste sequenze di vita che ella, con dolcezza e garbo, riproduce poeticamente con un personale realismo che ha in sé una spruzzata di malinconia mista a nostalgia.

E percorrendo il suo itinerario entro l’arco di 53 liriche, Olga, poetessa trentina, o meglio, di Mattarello, compie un volo ad ali spiegate, toccando sempre, con i suoi versi, orizzonti chiari che nemmeno le immancabili ed innumerevoli pene della vita riescono ad oscurare e neppure a velare di leggere ombre! Questi versi del ricordo, restano – come quelli scritti in italiano – belli e trasparenti come un limpido mattino d’estate!

Recensione
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