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Uno dopo l’altro, i testi presentati in Come gocce d’acqua in un mare di petrolio suggeriscono proprio questo incedere imperterrito. Nella raccolta troviamo riflessioni che abbracciano un’eterogenea serie di tematiche, alcune delle quali estremamente ricorrenti. Eppure l’autore preferisce evitare di accorpare i propri versi sotto il vessillo dei singoli temi: nel corso della lettura ci si imbatte in divagazioni sulla Donna, sull’Amore, sulla Morte, e poi di nuovo sull’Amore e così via… Non c’è ordine nei testi come non ce n’è nella vita, che ci riserva sprazzi di gioia seguiti da pianti e viceversa in un andamento del tutto casuale, espressione di un incomprensibile arbitrio. Sia questo tipo di struttura ‘libera’ sia le scelte stilistiche di Alessandro Bon sembrano invitarci ad intraprendere la lettura come fosse una passeggiata, reale quanto ideale. Abbondano i richiami al camminare: “Passeggio cantando | lungo i viali” recita 1944; “Passeggio tra la gente, | ma mi sento solo” si legge in Rosa del deserto; e ancora, con “Passeggio per le strade, | vedo solitudine, incuria” si apre Maternità. Gocce d’acqua in un mare di petrolio può essere letto come un ideale cammino in poesia volto ad evocare con naturale semplicità il percorso esistenziale di ciascuno di noi: tortuoso perché interrotto da frequenti dubbi ed ostacoli. Ma resta nonostante tutto un cammino di speranza, nel quale tutte le avversità sono superabili grazie alla forza che l’uomo sa di poter attingere da fonti inesauribili: l’Amore, la Natura, Dio, nelle innumerevoli forme in cui si manifestano. Non ci resta che accogliere l’invito a vivere. E a leggere.

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