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A prima vista, Un pomeriggio al “Cremisi” sembra avere tutte le carte in regola per essere considerato un canzoniere, una raccolta di poesia, cioè, organizzata in ogni dettaglio: una premessa, piuttosto minuziosa ed articolata, scritta di pugno dallo stesso autore, una dedica agli amici, ed una introduzione per ogni sezione di cui è composta la raccolta. Questa è per grandi linee la griglia che tiene su, per così dire, le liriche di Cecchin. Ciononostante, qualcosa sembra sfuggire a questa lettura tutto sommato lineare, didascalica. Qualcosa, o meglio una presenza, sembra aggirarsi tra i versi. Si ha la sensazione, forse ancora più sottilmente la suggestione, che ci sia un dettaglio, un piccolissimo dettaglio così evidente da passare paradossalmente inosservato…

Recensione
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