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Se nella precedente ricerca Lucia Beltrame Menini ha prodotto una raccolta epistolare plurivoca, dando voce alla coralità dei Morubiani, lungo la traiettoria Paese-campo della Grande Guerra, con la presente silloge ricalca il genere della memoria e biografia esemplare, accentrata intorno alla veneranda figura di Don Luigi Mozzambani, che proprio a San Pietro di Morubio svolse la sua attività sacerdotale. Permane l’accurata metodologia del suo lavoro, attento alla cernita e all’organizzazione dei documenti, scanditi cronologicamente e attinti a varie sfere documentarie, non solo scritte e verbali, ma visive ed iconografiche. Ancora la focalizzazione riporta al paese di San Pietro di Morubio, come un campo lungo in cui si erge il primo piano di un maestoso personaggio, quello dell’Arciprete, rifulgente di virtù cristiane.

Alla biografia esemplare il testo accenna per il climax degli eventi che convergono, dopo una fase preparatoria, vissuta dal protagonista in zone limitrofe con ruoli vicari, nell’apostolato presso San Pietro, vera manifestazione di un disegno che esplode come missione improrogabile, quando la storia si offre alla sua possibilità di azione. Sembra di cogliere, proprio dalla disposizione tensionale delle testimonianze, un modello di vita, come presa di coscienza di un uomo, un farsi strada, pur tra le condizioni di disagio del periodo della guerra e le miserie della vita contadina,  per sviluppare un proprio ruolo, religioso ed apostolico. Anche gli incontri e le esperienze più semplici diventano sollecitazioni nella prospettiva della costruzione dell’opera. Allo schema delle esemplari Biografie di personaggi storici  e delle Agiografie di Santi  si rivolge l’Autrice  nel compilare la raccolta, in maniera, però, tutta moderna che è rigorosa documentazione e visione democratica, manzoniana e romantica, della storia. Anche qui, come  nelle lettere di Ta-pum, al grande bacino collettore  della storia mondiale si contrappone  la piccola e familiare storia di una comunità di villaggio, con le sue emozioni ed esperienze quotidiane e il retroscena di impegno umano del singolo. Tralucono gli elementi antitetici, di espansione e riflusso,  che connotano la storia contemporanea, tesa alla globalizzazione e pur emotivamente  e difensivamente ripiegata sulle più liriche esperienze soggettive.  In  questo versante di resistenza locale e valorizzazione umana si pone  Lucia Beltrame, mirando sempre a far risaltare  ciò che l’evoluzione del progresso tende a sommergere. L’attività di Don Luigi Mozzambani  raggiunge la sua pienezza negli anni 40-50, in tempi di già pronunciato sconvolgimento, ma in cui la Parrocchia continua ad essere punto di concentrazione ed aggregazione  sociale e morale. Se può apparire antistorica la rivisitazione di tale realtà, alla luce delle trasformazioni successive, confluenti nel fenomeno industriale disintegrante per le comunità e le tradizioni,  non si può non riconoscere la vitalità di questa istituzione, che fu  quasi isola felice, luogo di consenso e collaborazione tra  Pastore e parrocchiani, tra una figura di Padre consigliere e figli  adottivi che  vivono  come in un’anticipazione del Paradiso sulla terra. San Pietro  di Morubio  assurge a modello di una tipica società scomparsa con la graduale insidiosa canalizzazione del progresso tecnico, e per questo sogguardata con la suggestione di un mondo ancora in equilibrio, che il virtuoso Pastore Don Luigi cerca di difendere dalle influenze esterne della nuova superstizione mondana. La parrocchia, qui descritta come ultima compatta istituzione, al contempo pubblica e familiare, sociale e morale, alla luce del richiamo totalizzante della sacralità,  se da una parte pare voglia isolare dai fattori della modernizzazione, dall’altra garantisce dalla dispersione, dilatando il campo delle emozioni e scandendo la vita secondo tappe di crescita interiore ed eventi devozionali.

L’omelia inaugurale di Don Luigi Mozzambani , che non poteva mancare tra le testimonianze del suo operato, risulta un capolavoro oratorio-filosofico. In essa viene esposta, in modo certo ed appassionato, il progetto cristiano che un vero Pastore è tenuto a mediare nella sua azione per realizzare, insieme alla sua famiglia, un Regno che sia una Civitas Dei ed espressione di quello di Cristo. Il tessuto metaforico, chiaro indizio di una formazione classica trasfusa nello stile religioso, comunica ai fedeli un disegno suggestivo che non ha l’uguale nel mondo, i cui orizzonti si dilatano in un infinito metafisico, attraverso linee verticali di congiunzione terra-cielo in cui tutta la comunità viene proiettata. Alla dilatazione spazio-temporale contribuisce anche un impegno pastorale perseguito su vari fronti e puntualmente documentato dall’Autrice, quali la cura delle vocazioni, la stampa religiosa, l’attività missionaria, cicli di formazione ad opera di illustri Padri Predicatori: dinamiche di rinforzo aperte alle più imprevedibili prospettive.

Il lettore potrà trovare conferma positiva dell’idea fondante e retrospettiva della parrocchia, come mito del “buon Governo”, proprio nella testimonianza conclusiva, emessa nel Cinquantenario della morte di Don Luigi, a Sua illustre Memoria. In questa pagina, lucida ed affettuosa di Mons. Angelo Orlandi, si guarda con nostalgia alla chiesa del passato, di impostazione tridentina, giunta fino al recente Concilio Vaticano, molto più penetrante e coinvolgente, con i suoi emotivi simbolici apparati, che fu la chiesa di don Luigi, quella realtà ecclesiale in cui Egli si trovò fortunatamente ad operare, prima che quelle avvisaglie di sospettoso rinnovamento esplodessero in pieno.

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