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Nel 1986 il grande Poeta Russo Evgenij Evtušenko fu ospite di Francesco De Napoli a Cassino. Erano quelli gli anni di Michail Gorbaciov, gli anni in cui era facile sognare un mondo nuovo, un “socialismo dal volto umano”, il socialismo cantato da intere generazioni di intellettuali da Vladimir Majakovskij a Pablo Neruda. Proprio in quegli anni Evtušenko decise, pertanto, di scendere in campo al fianco di Gorbaciov, candidandosi a deputato. Sappiamo tutti come andň a finire, col tentativo di golpe ad opera di ottusi neo-stalinisti e con le successive dimissioni di Gorbaciov.

In quella domenica d’aprile a Cassino il Maestro cantore del disgelo aprě il suo cuore al discepolo italiano, confessando le sue speranze ma anche i suoi fondati timori. “Fra le lapidi cupe” del Cimitero Militare Polacco di Montecassino, Evgenij – per gli amici Zenja – rivelň per intero ad un estasiato De Napoli la sua incontenibile e anticonformista genialitŕ di poeta ribelle, quell’estrositŕ in virtů della quale egli era stato battezzato come un enfant prodige.

Il libro si divide in due sezioni: la parte poetica e la parte saggistica. Nella prima De Napoli dŕ libero sfogo al suo desiderio di celebrare poeticamente la figura e l’opera di Evtušenko; nella seconda l’autore cassinate affronta con coraggio “il gheriglio duro” – come scrive A. Cardamone nella Prefazione – delle mostruose contraddizioni d’una critica quasi mai obbiettiva e imparziale. De Napoli illustra come anche intoccabili mostri sacri (del calibro di un Lo Gatto e Ripellino) spesso abbiano peccato di superficialitŕ.

E se per decenni Evtušenko č stato dipinto da una critica di parte come un poeta di regime, mentre per altri rimane invece il caposcuola della destalinizzazione, dobbiamo riconoscere a De Napoli il grosso merito d’aver ritrovato il bandolo della matassa, dando finalmente “a Cesare quel che č di Cesare”. In sostanza, lo studioso cassinate chiarisce i motivi piů riposti della questione, a cominciare dal fatto che nel lungo periodo della guerra fredda esistevano esclusivamente i due blocchi contrapposti, e non c’era alcuno spazio che chi, pur credendo nel socialismo, come Evtušenko, auspicava l’avvento d’una terza via. Era una posizione estremamente scomoda, perché invisa sia ai fautori del comunismo brezneviano, sia ai paladini del capitalismo piů sfrenato.

Con amore e passione, ma anche con lucida capacitŕ di analisi, De Napoli offre un decisivo contributo alla comprensione e alla conoscenza di uno dei personaggi piů affascinanti del nostro tempo.

Recensione
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