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Pietro Nigro è un autore riconosciuto sul piano del pubblico e della critica. La sua produzione poetica travalica la superficie delle impressioni e delle emozioni, per accedere alla profondità di un sentimento aperto alla sofferenza, materiato di occasioni che imprigionano, sia pure per un momento, la sensibilità, la capacità riflessiva di chi scrive. Le sponde intellettuali del discorso (v. Soffre lo spirito, Forma mentis, Futuro, L’Eterno) guardano all’universalità del “pensiero che si fa tempo” (p. 11), mentre egli osserva i fenomeni della natura, colto dallo “stupore di un infinito mistero” (p. 13).

La drammaticità di questa condizione, al limite del sopportabile e dell’umano, si placa nella visione filosofica e religiosa in cui s’inquadra la vicenda che accede ad un’ottica provvidenziale. “Ti sei fatta carne, anima mia, | cercandoti un rifugio adeguato | da cui vedi sorgere ogni mattina | un sole bagnato di pianto…“ (p. 15). Allo stesso modo, “L’arte e il cosmo” ci invita ad aderire all’emozione profonda che coglie l’autore: “Ascolta. | La stanza orchestra e scena | racconta vicende | linguaggio della mente | paesaggio senza morte | voce di un silenzio che ti riepiloga la vita.” (p. 24). 

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