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Nel suo Proemio, Pietro Nigro, autore di questa raccolta di versi, oltre che noto scrittore di saggi, articoli, e di vari libri di poesia, espone la sua professione di fede: “Ero arrivato al Confine. | Nella terra di nessuno, | la Casa. | Sapevo chi l’abitasse, | ma non osavo entrarci. | Il terribile infrenabile fremito | di chi sa che là sia la soluzione | non mi abbandonava. || Dio percorreva il tempo o il tempo scorreva ai suoi piedi? || Ti sentivo fluttuare | presenza insinuante | nei recessi dell’anima, | immagine incorporea che si nutre di conoscenza, | ritmica essenza | dello stesso colore rosaviolaceo | dell’insegna alla porta del tempo.” Seguito, tutto questo, da un Prologo, da una Preghiera, da Astronavi dell’anima, fino a Palco TV e successive.

Non alieno dalla satira ai tempi presenti, dalle assurdità dei nostri costumi, né dall’amore per la bellezza e la grazia naturale si tratta, qui, di una carrellata in semplicità di cuore, laddove la cultura non inficia la tematica della poesia, anzi ne rafforza ed amplia la capacità espressiva. Nello spazio di trentanove liriche, Pietro Nigro ha modo di affrontare, per i diversi passaggi creativi, quelle problematiche di fondo che travagliano da sempre tutti coloro che tentano di guardare, oltre lo specchio, la profonda essenza della nostra natura umana in un mondo che appena abbiamo imparato a conoscere, “ed è subito sera”, dato il verso di Salvatore Quasimodo.

Le immortali domande del poeta al Creatore “Sospeso il pensiero | penetra l’eterno | astronave dell’anima | e naviga spazi | che sfumano in silenzi d’attesa | dove si fondono | voci d’uomini e di dei” (p. 10); la bellezza di un paesaggio indimenticabile “Voglio sempre vedervi | colori della mia campagna | ondeggianti al vento di vita | spume di onde infrante sulla scogliera | in continuo amplesso | e leviganti carezze sulla battigia...” (p. 23); l’orrore della violenza quotidiana: “Non lasciate che la mia anima bruci | nelle fosse delle vostre stragi | mentre dite di disprezzare | i crimini degli altri...” (p. 33), trovano la loro spiegazione, fra l’altro, nelle pagine critiche in antefatto, firmate da Neuro Bonifazi che definisce, e siamo d’accordo, la poesia del Nigro “costantemente al limite, nella sua profonda ricerca di pensiero e nella sua forza immaginativa. Per cui la stessa Astronave, metafora che tende ad una direzione ultima e definitiva vale anche come estrema ricerca dell’eterna parola”. Difficile assunto, dunque, quello del nostro autore, ma nel percorso vive la tentazione del poeta che spinge ogni volta se stesso al guado, nell’attraversamento dello spazio relativo e del tempo assegnato.

Recensione
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