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Il titolo piuttosto enigmatico di questo libro che, incuriosendo il lettore, ci proietta in un passato remoto del verbo “essere” e chiarisce, in leggere parentesi tonde, nel sottotitolo, che si tratta di “339 versi rileggendo la Bibbia”, risponde ad un interrogativo che batte da millenni nel cuore dell’uomo e lo porta a scandagliare quel meraviglioso racconto che non cessa di suscitare l’interesse di chiunque ne abbia avuto notizia, o ne abbia letto le pagine che contengono, nella loro chiarissima disamina, il mistero della Creazione, della Nascita e della Morte in proiezione dell’ultraterreno, e che riguarda l’Antico Testamento, dove l’Origine è trattato nel modo insuperabile che conosciamo ed i versanti di ciò che accadde e che usiamo definire “storia” degli uomini non cessano di destare in noi curiosità, stupore, insaziabile interesse, tanto più che siamo nei precordi del Testamento Nuovo e del Vangelo.

L’eco di richiami che trovano nella nostra sensibilità, prima che nella nostra cultura occidentale, una misteriosa adesione, come quella del già vissuto e della fatale circolarità della vicenda umana, oltre che animale e terrena, dopo la cacciata dei nostri progenitori dal Paradiso Terrestre, non può che segnalare, alla nostra attenzione, questo libro di Luigi Tribaudino, in via di un’esplorazione carica di emotività e di pathos. L’autore stesso, nella nota in premessa, ci avverte che questo suo lavoro “non vuole essere un esame critico della Bibbia, ma esclusivamente la rilettura della stessa, vista con gli occhi di un agnostico”. Inoltre, evidenzia che ha riguardato i trentanove Libri in questione e che, in queste pagine, ha inteso esprimere un’emozione, uno stato d’animo emerso propriamente in riscontro a quel fascino a cui abbiamo fatto cenno e che non manca, sicuramente, in chi legge.

Gli stessi titoli delle poesie presentate, riprendono quelli dei libri della Bibbia, secondo la grafia, avverte l’autore, usata dal traduttore Giovanni Diodati, tra il 1607 ed il 1641. Inoltre, l’edizione presa in esame, egli precisa, è quella stampata a Londra nel 1850, dal noto Guglielmo Watts.

Intanto, l’autore segue con l’amabilità consueta le vicende puntualmente tramandateci attraverso i secoli che riguardano il percorso religioso, morale, civile, politico, nelle sue varie implicazioni, del Popolo Eletto, e con lo sguardo della nostra modernità, in parafrasi scorrevoli, semplici e correnti, ne coglie aspetti che, in fondo, ci rivelano l’immane distanza che separa la nostra attualità dall’animo di quei fondatori della civiltà mediterranea come oggi l’intendiamo in gran parte, i cui nomi ci appaiono quasi familiari.

Recensione
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