Servizi
Contatti

Eventi


Da un dattiloscritto scovato dalla giovane figlia del proprietario, nel sotterraneo di una villa gentilizia d’acquisto recente, emerge una vicenda misteriosa quanto molto intrigante, che ci riporta a quelle atmosfere romantiche e appassionate che sembravano, ormai, esulare dalla fantasia dei nostri contemporanei romanzieri.

“Mi sento sfinita, ma voglio scrivere la storia del mio amore per Marco, così m’illuderò di parlare con lui e mi sembrerà di non averlo perso... Solo quando avrò finito di scrivere di me e di lui lo avrò perso per sempre. Ci saremo persi per sempre.” Nell’incipit del racconto è il principio e la fine di questo simpatico lavoro di Alida Casagrande. E tutto il contenuto, fra queste due ideali parentesi, giova alla delucidazione di un dramma intimo scampato solo occasionalmente al silenzio ed alla perdita.

La scrittura percorre l’itinerario di un sogno, quello del primo amore. Ed i personaggi – nella narrativa in prima persona – appaiono subito vivi nell’atmosfera romantica designata. C’è Marco, bellissimo giovane predestinato a grandi futuri successi (...lui è colto, sapiente, e vive con un certo distacco tutto ciò che gli capita, per non permettere ai sentimenti di imprigionarlo e di cambiargli quella vita che lui amava, che gli era congeniale...), ed Anna, la fanciulla innocente, sognatrice, lusingata dal suo stesso ambiente altoborghese, fiduciosa nella forza dei sentimenti e tuttavia indifesa di fronte ai turbamenti della seduzione (...io credevo all’amore eterno anche mentre lui si adoperava per farmi capire che nulla è per sempre.).

Nel susseguirsi degli approcci temporeggiatori, che impegnano la richiesta ed il riscontro delle parole e degli atti d’ amore, 1’autrice si gioca la sua capacità d’approfondimento della tematica psicologica che, a quel modo, è propria dei romanzi sentimentali di formazione che affondano le loro ricerche nella visione dei poeti come, qui, di Tagore. Dall’amore al tormento del desiderio, il passo è breve, anche se attraversa le zone oscure del dubbio e delle progressive rivelazioni, reticenze, misteri, in un drammatico “né con te, né senza di te”.

Attraverso l’osservazione dei comportamenti che i dialoghi, nei frequenti colloqui, mettono in evidenza, emerge il temperamento, il carattere dei due personaggi principali, immersi in un quotidiano spesso molto affollato di stanze, di strade. Un romanzo di Lawrence, un altro di Poe, che i due si scambiano o leggono insieme, per la sintonia finale, (“c’è sempre, in un amore romantico, un libro galeotto, come ci insegna Dante, adatto a preparare la resa”). Oppure si tratta del Simposio di Platone. Ma ecco che Marco divaga, dilaziona il fatidico incontro a cui la fanciulla è andata preparandosi a poco a poco. In effetti, gli indugi di lei hanno sfinito il sentimeno del giovane (“... perché niente è per sempre...”). Ed è qui che accade, il cedimento della volontà al desiderio di entrambi. Ma è fatale che il timore del futuro, della dimenticanza e dell’oblio che nega l’assoluta e perenne felicità, in un discorso come questo, divida i due amanti. E la conclusione del libro spiega la problematica della morte della vecchia padrona della casa acquistata rimasta, nelle prime pagine, misteriosa e strana: “La morte non è brutta, è amica di chi è stanco. | È anche una grande alleata dell’amore, nessun amore al mondo resiste se non interviene la morte. | Se vivessi a lungo finiresti per detestarmi. | Poiché morirò presto, invece, mi amerai per sempre. Firmato: Anna”.

Nonostante tutto, vogliamo dire, nonostante il romanticismo di ritorno che collima sempre col drammatico, non possiamo che ritenere senz’altro positivo, questo romanzo controcorrente, tuttavia ben condotto nell’utilizzo di uno schema dialogante ed impressionistico attraverso le fasi del quale, fluisce quell’intimismo timido e limpido che rimane proprio dell’adolescenza.

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza