|
| |
Emanuele Giudice ha acquisito
una sua peculiare notorietà nel campo della scrittura attraverso la
pubblicazione di opere incisive di narrativa, saggistica, poesia, romanzo,
teatro. Le quali sono state premiate da giurie di ottimo livello.
In questo suo ultimo lavoro
intitolato “La morte dell’agave”, apre al romanzo sicuramente di attualità, se
mette in gioco, accentrandoli intorno ad una tematica di fondo che riguarda gli
eventi politici degli ultimi anni, nella motivazione della crisi ideologica che
ha infranto molti degli antichi ideali e delle fedi certe, portando al crollo di
importanti sistemi politici, abbattendo e dimostrando la precarietà di forze
morali e culturali che rappresentavano il nerbo della vita nazionale. Nel
coacervo dell’intreccio, si delineano due esperienze politiche ed esistenziali
in opposizione ed in contrasto, pur poggiando su piattaforme di forte
sensibilità.
Si tratta delle problematiche
del nostro tempo inquinato dalla caduta di senso di ogni certezza, sia morale
che pragmatica, d’ogni prospettiva che coinvolga l’uomo in un destino di
sopravvivenza e di speranza. S’impone il sogno utopico di un divenire diverso,
sul tracciato del volontarismo benefico, della solidarietà concorrenziale, per
cui l’uomo potrà ritrovare il suo obiettivo primario sulla terra, che riguarda
la sua forma d’esistenza, tra gli altri uomini, nel franare d’ogni fiducia nelle
sue sole capacità.
Su questa complicata trama di
fondo, si stagliano i personaggi, al vivo delle loro avventure, in cui illusioni
e delusioni si scontrano e s’alternano nella convivenza obbligata.
Per cui, appare esplicativo
l’esergo d’avvio: “Le agavi fioriscono una sola volta dopo 10- 40 anni di vita
vegetativa e poi muoiono...” seguito da brani emblematici sottoscritti da Kahlil
Gibran (Massime) e da Marcel Proust (Albertine scomparsa).
La prosa di Emanuele Giudice
appare subito altamente suggestiva, pur nel realismo della trattazione. “Dopo la
guerra... era il ritornello ostinato, che apriva e chiudeva ogni dialogo...” (p.
10). L’introspezione attinge a falde profonde d’esperienza personale e
collettiva, l’importanza dell’amicizia con Francesco, che contribuisce allo
scavo nell’oscurità dell’inconscio, le date del 12 luglio del 1943, dell’estate
del ’49, fino alla complicazione degli eventi attraverso l’amore, le presenze
femminili (Lara, Bianca), la poesia di Neruda, la figura di Padre Toma, la
validità espressiva della preghiera. Fino allo sgomento dinanzi all’agave morta,
nel giardino di Francesco che segna l’interrogativo finale degli sconfitti, al
quale mancherà ogni risposta.
| |
 |
Recensione |
|
La morte dell’agave
|
|
narrativa
|
|
| Autori |
| • | Emanuele Giudice |
|
Edizione:
Bastogi Editrice Italiana
Foggia 2002 |
|
| p. 150 |
|
| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Punto di Vista nr.36/2003
|
| |
|
|