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L’autrice, in questa raccolta che lega insieme testi inediti ed altri pubblicati in precedenti edizioni, dimostra di possedere la sicurezza di una scrittura che, per essere stata sperimentata, accede alla figurazione poetica con la semplicità e la franchezza di un discorso aperto che si continua nel tempo, in una progressione che le consente di offrirci il meglio dei suoi sentimenti, impressioni, emozioni ed esperienze.

Giovandosi semplicemente di un linguaggio che non ha bisogno delle figure retoriche più importanti e consuete nel campo letterario, affrontando direttamente il rapporto linguistico per cui la cosa risponde alla parola e la parola alla cosa, evitando tuttavia le secche di un realismo arido e opaco, riesce a comunicare al lettore il “Gioco d’arcobaleno | sulla casa | in cima alla collina.” (Incanto di sole), a dirci: “ Guarda laggiù la vecchia quercia, | la sua scorza | vibra di tenacia, | appoggiati a lei e | sarete un corpo solo” (Come una vecchia quercia), a raccontarci tranquillamente: “Nel cavo della mano | trattengo i ricordi; | sono gocce di rugiada | mescolate al sale della vita. | Avverto un’aridità | che mi rende sterile in amore. | Ma rifiuto di sembrare un’isba | spazzata dal vento della steppa.” (L’immagine di un’isba).

In questi componimenti, la poesia appare nelle sue espressioni di estrema sinteticità e schiettezza, rintraccia una resa confessionale, come molta lirica femminile, soprattutto di sponda americana di alcuni anni fa, e procede sicura nel respiro regolamentato e tranquillo delle sillabe che si connettono l’una all’altra in un concerto che tende a trasmettere le note di un sentimento sereno della vita, nonostante l’incertezza e la sospensione di ogni giudizio.

Olga Tamanini accetta la sfida di una poesia colloquiale, e si dispone sulla linea del più ardito confronto, rispetto alle indicazioni dell’epoca in cui ci troviamo a vivere, chiaramente nichilistica, nel ritmo scontato del positivismo, che ama rappresentarsi nel segno della contraddizione, della negazione, dell’impossibilità ad aderire a qualunque fede e fiducia nelle capacità superiori dell’essere umano.

Nonostante tutto, è evidente che le forme della migliore letteratura non cedono al crollo dei valori e si rappresentano, in via generale, nella chiarezza dell’impostazione, nell’apertura ad un piano linguistico diretto alla comunicazione, alla domanda, alla risposta.

Trovano luogo qui, il lamento e la deplorazione per la “barbarie del Kosovo”, l’orrore dello “stupro”, l’angoscia per lo squallore che inquina l’esistenza dei giovani smarriti fra molteplici tentazioni e pericoli. E non manca, l’accenno all’idillio, nel senso pascoliano del termine: “Ricordi | spazzati dal vento | come un vortice | di foglie secche, | gramigna sradicata | da zolle inaridite. | Terra rossastra | che odora di sudore | e di speranze mai morte. | Voglia di rifiorire | dal seme rinato | in un giorno di pioggia. | Anch’io | voglio il mio domani | anche se corto | come un giorno d’inverno” (Corto giorno d’inverno).

Recensione
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