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Pur tenendo conto di quanto assegna l’antefatto al lettore, per il quale “Ogni nome, personaggio o riferimento diretto è puramente casuale, frutto di fantasia dell’autrice”, ed accettando nella normalità delle cose la contrazione delle sillabe nella pseudonimia consegnata alla stampa, diamo credito al bravo prefatore, Donato Di Stasi il quale avverte il lettore del fatto che “La narrazione si incentra sul terra dell’“amour fou” (amore folle) insediato con i suoi procedimenti misteriosi nella coscienza dei personaggi. L’Autrice scruta i recessi della mente per scoprire in quale modo la razionalità autoritaria della Società del Successo si manifesta in una sessualità ossessiva che ha come unica meta la “soddisfazione di sé, il possesso più bieco, fino al gesto estremo del delitto, rovesciamento ultimo della passione amorosa e pretesa patologica di sempiterno possesso”. Lory B. si mostra molto attenta e scrupolosa nel tracciare le trame degli eventi che caratterizzano il suo assunto. Gli amanti, da identificare, nei casi in questione, ogni volta come gli instauratori di un terribile quanto impensabile rapporto carnefice-vittima, s’inquadrano in una vicenda che si fa tristemente ripetitiva ed apparentemente assurda in certi ambiti sociali, poiché il fondamento irrazionale del dramma scatta ogni volta nella incapacità o nella non volontà di riconoscere l’altro come individuo a sé, rispettabile nel suo essere umano e nella sua stessa sacralità. Qui, si danno casi in cui sesso e ragione si fondano in un unicum di violenza efferata in cui viene ad esplodere l’ordine apparente del vivere sociale. In sostanza, ci troviamo di fronte ad una ricerca che riguarda un particolare tipo di follia che meriterebbe uno studio attento e preventivo da parte di coloro che si occupano di un settore sanitario spesso disatteso e poco noto. E l’autrice, con rara e difficile competenza, ci presenta, nel vivo del comportamento e dell’azione che nasce dalla normalità e dalla confusione delle apparenze, particolari coppie “oppositive”, in un rapporto di amore-perversione; follia urbana – razionalità agreste; insussistenza della felicità – inestirpabilità del male. Su questi tre drammatici filoni transita il romanzo di Lory B. che prende l’avvio da un breve prologo incompiuto. C’è una lei che corre come impazzita, inseguita da un lui, in una giornata di sole, attraverso un bosco dai grandi alberi, colpita alla testa e sanguinante nei capelli biondi. Ella poteva “sentire il suo respiro affannoso e il rumore dei rami che si spezzavano alla sua furia, avrebbe fatto la stessa cosa con me se mi fossi fermata. Correvo.” La vicenda, interessantissima, si svolge in diciassette capitoli, in una prosa di assoluta coerenza nei fatti, esatta fino allo spasimo, concentrata in scene che si rapportano alla normalità se non cedessero al peggio, prima o poi, oltre la pietà, l’amore, l’ovvietà del pericolo, quando la follia si manifesta confusa alle espressioni abituali dell’amore e la violenza può sembrare un effetto della sua scaturigine. Nella Nota biografica, l’autrice, che nasce e lavora a Mestre, segnala che si tratta di esperienze, confessioni, informazioni raccolte, forse, sul posto di lavoro a che non perdonano nemmeno alle mura domestiche, accadono e possono accadere in qualunque luogo dove gli stretti rapporti tra gli esseri umani appaiono addomesticati dall’abitudine o colti dalla fatale improvvisazione.

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