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L’autore dedica questo suo libro, in antefatto, “A tutti coloro che hanno lottato e lottano per una società senza ingiustizie e in particolare agli Eroi d’America e del mondo barbaramente assassinati l’undici settembre 2001 ”. Liberato Quaglieri è certamente noto alla nostra pubblicistica per aver dato alle stampe diversi ed interessanti testi di poesie, romanzi, opere di narrativa, oltre che presso questa casa editrice, diretta egregiamente da Amerigo Iannacone, anche presso altre.

L’opera è articolata in tre parti: La prima, in “Sentiero”, che assorbe il maggior percorso narrativo, in via piuttosto romanzesca, con le sue variazioni su una tematica appassionante come può essere quella della nostalgia e della memoria che catalizza la centralità degli eventi disseminati e raccolti in un unico filone d’interesse ; la seconda composta da brevi racconti, quali: Il folletto, Le rondini, Priscilla, Remigio, San Valentino; la terza ed ultima intitolata “Leandro e la neve”.

La varietà di questa raccolta si coagula, tuttavia, intorno ad un nucleo centrale d’ispirazione, per cui l’autore si fa cantore attento e puntuale di un quadro d’esperienza umana che dal passato, avanza verso la problematicità di un presente incerto e preoccupante per la nostra sopravvivenza con la cauta speranza che non tutto possa essere perduto.

Giustamente annota, in Prefazione, Armando La Prova, come il lettore possa ricevere, nell’impatto con questa scrittura attenta e densa di impressioni, riflessioni, proiezioni morali e civili di forte impegno, un messaggio che viene da lontano, da “nature semplici e incontaminate”, quasi una bellissima galleria di quadri naif, splendidi nella loro manifestazione nativa, per quanto “velati” da quella vaga malinconia “che rende accettabili anche le tristezze”. Basti, qui, far cenno semplicemente all’incipit di “Sentiero”: “Nel paese natale di Alverio c’era sempre tanto sole che si rispecchiava nell’acqua delle numerose, limpide sorgenti. Acqua fresca e pura, che poi formava ruscelli che scorrevano canterini tra i sassi, gli anfratti e fra le stupende sponde ricoperte di verde e di fiori, dono della natura”. Il che ci conduce con mano leggera e incantevole in un mondo ormai sede della nostra utopia, colpiti, come siamo, dalla tara della modernità più eclatante.

Allo stesso modo, i personaggi dei racconti ci vengono incontro col loro fascino fuggitivo, nella prosa densa e delicata di questo scrittore impagabile, il quale si volge ad una resa poetica ammaliatrice, che di pagina in pagina, anche attraverso le illustrazioni realistiche, incentrate sulla visione dei luoghi della narrazione, del Maestro Rino Feroce, scomparso immaturamente, che l’autore ricorda con grande commozione e gratitudine, ci induce a credere che ancora tutto sia possibile, che un mondo di uomini migliori, forse, sia tutto ancora da venire.

Recensione
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