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I sette giorni di cui al sottotitolo di questa interessante plaquette, vanno dal 24 al 30 aprile dell’anno in cui l’autore scrive, il 2001. E rappresentano, ritagliati nel tempo, stando all’esergo, il luogo di un’avventura dello spirito e della mente “ricordando l’ospitalità degli amici di Sicilia”.

E le liriche, chiare ed esperte di un ritmo delicato quanto delicatamente prosastico, ripercorrono, nel senso del viaggio, la pienezza e la forza intellettuale dell’ingresso dell’autore nell’isola particolare, come in Oltre lo stretto, per il ricordo della presenza sempre viva e inalienabile di Federico II, “stupor mundi”, che s’intreccia al battito incessante delle ruote ferrate sui binari così come “...corrono i discorsi | sulla storia passata e sul futuro | e sull’ingiustizia che non passa mai” (p. 11).

Undici componimenti, dunque, che rispondono, nel senso della gratitudine ospitale, alla settimana eccezionale, lunga/breve durata di un tempo che subito diviene memorabile, nel presentimento del cuore e trova la sua espressione nella musicalità delle parole che compongono i versi piani e sereni, la riscoperta di città e paesi illustri (Alle Saline di Trapani, Segesta, Alcamo Stazione, Gibellina, Mothia, Salina, Noto di notte, All’Ortigia, Taormina), fino al rientro definitivo In Continente, in cui l’autore, noto per le sue molte pubblicazioni e partecipazioni letterarie, annota: “Oltre lo Stretto ammaliante miraggio | la rossa sfera abbacina l’occhio | poi con studiata lentezza affonda | e a poco a poco scompare nel mare | come d’incanto. Rimane il rimpianto”.

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