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Forse sono un tipo particolare, odio i libri pesanti ma pieni di seriose ovvietà, che sembrano scritti apposta per convincerti di essere un genio, e non amo i libri leggeri, pieni di quotidiano buonsenso, che ti insinuano il dubbio che la tua sia una vita interessante. Mi piacciono invece i libri per bambini (?), forse perché uno dei pochi libri che ha causato in me un cambiamento repentino e quasi palpabile è stato “Le cosmicomiche” di I. Calvino (non è per fare paragoni ma solo per darvi un’idea, un punto di riferimento per capirci meglio). Non tutti i libri per bambini mi piacciono; per esempio, quelli in cui l’autore sembra rivolgersi ad un branco di piccoli imbecilli (in attesa che crescano e poi comprino i libri di cui ho detto prima) non mi piacciono. Da tempo mi sono convinto che la maggioranza democratica dell’umanità sia di segno opposto all’intelligenza, e col tempo l’ho accettato, ma vedere tali volonterosi in mezze maniche e cravatta, certi zeloti autoconvocati, che si danno un gran da fare nel tentativo di accrescere quella maggioranza a fini mercantil- elettoralistici, e per questo si buttano sui bambini, la cui sincerità d’animo ne fa esseri vulnerabili, mi pare azione assimilabile a quella di vendere extasi alle elementari.

L’autore di questo libro non sembra affatto rivolgersi ad imbecilli in erba (interessante la disquisizione fra “di bambini” e “da bambini” p. 16) ed oltre a questo evita anche quella patina di mammismo, comprensibile ma patetica, tanto cara agli operatori femmine dell’infanzia (insegnanti e non). Un attimo di cedimento mi è parso di notare sulla questione della crudeltà (p. 63): non ha forse un’ anima anche la foglia!? Oppure dobbiamo aspettare un’altra rivoluzione perché le venga riconosciuta?! Comunque, nella parabola che dall’inizio alla fine del libro copre tutte le età dell’infanzia, mi pare giusto segnalare anche il riferimento alla fatica (p. 26), non comparendo i termini lavoro né mestiere il tutto va per induzione e la cosa pare bilanciata, e quello all’amore, forse il più bello che mi ha fatto sognare per un attimo, purtroppo non ha prodotto gli stessi risultati di Le cosmicomiche (purtroppo per me) ma non possiamo pretendere, in fondo non abbiamo ancora ruminato del tutto Italo Calvino, che ce ne faremmo di un secondo. Infine voglio segnalare la significativa conclusione della parabola (p. 71) che riporta sicuramente coi piedi per terra ma ricordando al lettore che si tratta di una terra di bambini (non da bambini), e che l’autore è un poeta.

Recensione
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