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Un futuro sinestetico?

Prepariamo lo scambio generazionale

Sul breve ma incisivo manifesto del “Movimento Sinestetico” si può leggere: “(Il movimento Sinestetico) nasce dalla ricerca utopica di un unico lavoro d’arte Totale, creata da un interscambio di linguaggi espressivi.” … “Superando quindi i tentativi fatti in passato e utilizzando l’esperienza di questi; senza soffermarsi unicamente al fondamentale rapporto tra Colore/Suono, ma estendendo i livelli di percezione ad altre forme espressive.”

Per essere altrettanto breve ed incisivo penso che debba essere fatta un’altra citazione; in “La vita e lo sviluppo del linguaggio” di William Dwight Whitney (citato alla premessa nello statuto dell’associazione Mma Multimediarte) si può leggere: “Il linguaggio può in modo breve e comprensivo esser definito come mezzo d’espressione del pensiero umano. In un senso più lato e più libero, ogni cosa che dà corpo al pensiero e lo fa apprendibile, per qualunque via, si chiama linguaggio; [...] Ma per gli intendimenti scientifici il vocabolo ha bisogno di restrizione; poiché altrimenti esso s’applicherebbe a quasi ogni atto o prodotto umano che riveli il pensiero che gli diè vita. Linguaggio, adunque, significa piuttosto: certi mezzi onde gli uomini consapevolmente e intenzionalmente rappresentano il loro pensiero, affine, principalmente, di farlo noto agli altri uomini: è l’espressione che mira alla comunicazione.”

Dopodiché si può tornare nello specifico del Movimento Sinestetico.

Sinestetico: agg. dal greco, composto di Syn (insieme) con, Aisthésis (sensazione, sentimento) e Tikos (atto a, appropriato a). Adatto alla sinestesi o sinestesìa; capace di associazione costante ed invincibile di sensazioni diverse fra loro per contenuto e qualità

L’esempio che più comunemente viene portato per designare il significato del vocabolo è la sinopsia; composto del greco Syn (insieme) e Opsis (vista) termine generico al quale si associa l’esempio della visione colorata, come si sottolinea nel manifesto sinestetico. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che questa sia l’eventualità più riscontrata dagli studiosi e quella che può aver luogo senza alcuna partecipazione attiva del soggetto interessato, tuttavia ve ne sono altre forse più sottili ma altrettanto diffuse che però necessitano di una partecipazione più cosciente; per esempio l’associazione della luce con il suono, e di una particolare intensità della luce con uno specifico suono: quando la sensazione di abbagliamento è tale da compromettere alcune facoltà si può avvertire la sensazione uditiva di un sibilo che va acutizzandosi, quando la fatica vi sfinisce si può avvertire quella di uno sfrigolio, di un frinire dell’aria intorno, quando si riceve un colpo secco e duro in alcuni punti del corpo, in genere sulle estremità, si può percepire una sensazione olfattiva o del gusto che richiama alla mente il sapore o l’odore della ruggine o dell’aceto, ed infine tutti conosciamo la sensazione di nausea che si avverte al tatto di certi materiali, specialmente quando toccandoli non possiamo vederli. Fra tutte queste, nessuna ed in nessun caso riesce ad eguagliare, per intensità e precisione della sensazione e per coscienza e volontarietà della partecipazione, quell’associazione che nei ciechi genera la senso di un discorso ricostruendo la vocalità della parola attraverso l’alfabeto Braille coll’ausilio del tatto. Ciò che avviene per i cosiddetti alfabeti muti è invece cosa sostanzialmente diversa, poiché si tratta di un vero e proprio alfabeto di tipo diverso che può essere scritto e letto come tutti gli altri.

Questa lunga serie di esempi dice come fin ora l’aspetto sinestetico della percezione sia stato considerato quasi esclusivamente per quanto concerne l’associazione fra suono e colore, con specifico riferimento all’udito come senso dominante, mentre per quanto concerne tutti gli altri sensi, e per le eventuali combinazioni fra di loro, si dispone in pratica di scarso materiale sia di studio sia a livello concettuale, il poco disponibile si riduce alla fulgida e fulminea azione dei futuristi. È quindi logico attendersi che l’opera dei sinesteti debba procedere in questa direzione, tuttavia questo sarà sufficiente ed indispensabile per recuperare i ritardi accumulati e colmarne le lacune ma per quello “scambio generazionale” che il movimento promette nel suo manifesto servirà molto di più, non basterà la sperimentazione, servirà esporsi oltre il conosciuto per ipotizzarne qualche aspetto che possa essere verificato in seguito, servirà trattare il materiale conosciuto in modo ipotetico per poterne verificare le possibilità. Per esempio non sarà più sufficiente fare riferimento ai cinque (sei) sensi basilari ma si dovrà prendere in considerazione alcuni loro lati specifici, non sarà più sufficiente operare sul suono sul colore sulla forma ma si dovrà prendere in considerazione il segno, la modulazione, la porosità, per esempio, e rapportare, associare ognuna di queste particolarità con ognuno degli elementi di base, e forse tutti questi con tutti gli altri.

Per quello che mi riguarda più da vicino posso auspicare un approfondimento della sperimentazione a partire dalla modulazione del suono, dal segno vocale e di conseguenza dalla parola, non necessariamente inserita nel significante di un contesto, ed impegnarmi a partecipare attivamente a tale sperimentazione, cosciente di come ciò che ci si può aspettare da una simile operazione, nel migliore dei casi, sarà una lunga serie di tentativi, ed un numero quasi uguale di errori, che potranno arricchire quella bibliografia che attualmente è ancora esigua.

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