Servizi
Contatti

Eventi


Come parlare di questo libro secondo il passo di Nietzsche a p. 9? con innocenza o cinismo? forse tutti e due insieme: c’è il ‘personaggio’ amorfo e cieco (Cancer) il cui potere l’autrice riesce a capovolgere nell’estremo piacere dove anche la morte attende ‘il colpo finale’ (p. 11): testimonianza terribile e d’una forza che fa scaturire dalle profondità dell’io la scintilla divina da molti negata ma da tanti desiderata (e la rappresentazione avviene nel testo eponimo con la voce fuori campo).

L’eros è a ben guardare una volontà distruttiva che si spinge alle soglie del dolore e nel vuoto: ‘Cancer distrugge sempre ciò che ama’ (Contrasto) quasi che divorando la creatura amata ne venga compenetrato: ma probabilmente qualsiasi considerazione psicologica cade di fronte alla parola – unica fonte che sopravvive al Distruttore facendo scaturire il segno di una possibile eternità.

Se poi si tenta di analizzare le ventotto composizioni nei due settori – il secondo Via Crucis anteriore di un anno al primo – si deve sempre partire da un principio estetico; già A. Menichetti nel suo fondamentale trattato di metrica aveva notato come la Lenisa occulti l’endecasillabo: una perizia che – diciamo noi – fa tra-sparire continuamente la struttura anche con versi-ombra; più in particolare la tmesi estrae ulteriori significati dal vocabolo, ess. stra-pazza (p. 11), pre-tesa (p. 17), mac-china (p. 23), sol-lazzi | tar-diva (p. 36); sapienza tecnica che va oltre e diviene sostanza, poiché ‘l’opera si crea sola, incessante, all’infinito | senza una parola’ (Io credo): è quindi il senso emergente a inscrivere l’intuito visionario entro un ordine razionale eppure variabile nei suoi costrutti, giusto la crudele opera di Max Ernst in copertina, che riduce l’eros a meccanismo oscillatorio.

Ma qui la religiosità scende alla radice dell’essere e sconvolge la logica di un confessionalismo irrigidito in schemi: ‘Cos’è mai l’Aldilà senza l’immagine che non ferisce’ (p. 22); un’idea che in Via Crucis trova vertici espressivi fin dal primo testo scritto in contemporanea con quello di Luzi (Pasqua 1999), cui segue lo splendido Notturno ove l’endecasillabo (da noi diviso col punto) nasce per concatenazione: ‘L’angelo infermo non trapassa i muri .nella schiuma | invisibile dell’afa .che fa gommose l’ali oltre misura’ (vv. 1-2).

Quanto detto è solo un frammento di ciò che si vorrebbe dire di fronte a un libro così alto e profondo: un ‘corpo bello che a toccarlo fulmina’ (p. 37); accogliamo allora – tacendo – il primo suggerimento del filosofo.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza