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La tematica poteva attenuare il fatto creativo e indirizzarlo verso una linea per così dire convenzionale, invece proprio qui l’autore dimostra una rara potenza immaginativa che sembra derivare da un ‘influsso onirico e della memoria’ (Proemio, p. 7) come si evince da questo passo: ‘I numeri, i manoscritti defunti | gli echi dei senza parole | e la bocca nel pozzo dei nomi | e nebulose di stelle ossidate’ (III, p. 13 vv. 5-8) – e tutte le XXII composizioni sfuggono al lirismo di maniera contemperando idea e invenzione. In appendice un Dialogo di Corrado Govoni.

Recensione
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