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Poesia. Max Bender è uno pseudonimo (o ipostasi?): in ogni caso egli si dichiara ‘imitatore dello stile lenisiano’ – il che significa che la Lenisa fa scuola – e ci riesce in più di un’occasione, es. ‘Oh Maria Grazia, | creatrice di liuti, voce del legno maschio e delicato’ (p. 10). Occorre però avvisare che la poetessa di Terni è difficilmente imitabile: la sua poesia appartiene a un dna particolare che unisce corpo a spirito e li trasfigura portandoli dove si perde il senso ultimo della realtà pur nella concretezza psicofisica dei testi. La risposta a Bender con la II parte della plaquette: ‘già fatta sema negli anni cinquanta’ (p. 13) – sema, unità minima di significato che in fine sintetizza l’essere-non essere ‘la data della nascita | e di morte, il segmento più certo’ (p. 14).

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