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Poesia. Si dice che l’abito non fa il monaco, proverbio non idoneo a questa splendida raccolta dove contenuto e forma tipografica e figurativa (l’olio dell’autrice risale al 1963) ispirano la bellezza sia dell’immagine che del concetto. Dominata da un rigore creativo e semantico, ma senza cadere in trappole linguistiche (cfr. p. 108): poesia alta, dunque, che non si adegua alle situazioni ma le fa proprie, a partire da ‘Un dio sottile mi guardò | con occhi trasparenti’ (Il ragno, 1960) fino ai testi più recenti. Cuore della silloge la sezione eponima di ‘Quattordici stazioni per un ricordo’ la cui vena elegiaca unisce memoria e natura in ‘foglie argentee | rovesciate dal vento sulla nostra | e la loro adolescenza’ (V).

Recensione
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