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Poesia. Ogni poeta piega la lingua alle proprie esigenze, inventando anche neologismi o usando le parole secondo accezioni ulteriori, qui il caso di “Grillano a giugno i prati” (p. 23) o “Campanellano i tetti della Cina” (p. 55). Una serie di quadri poetici senza titolo che scorrono come le pagine di un diario dove sentimenti, figure a volte indefinite di luoghi o persone, e pensieri, si susseguono, toccando spesso esiti rilevanti, come nella lirica di p. 15. L’inventiva è comunque un cardine sicuro: “colano gli occhi lontano | dal germoglio che esplode | fra le gambe di marzo” (p. 43).

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