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Poesia. Nel verso ampio l’autrice espone un suo stile potente per immaginazione e sviluppo semantico, una prodigiosa capacità di alternare registri diversi, inclusa l’ironia: ma la vera sostanza è amore, profondità, religiosità (La preda, Il canzoniere unico, De profundis): una bellezza perfino sensuale, tecnica al servizio dell’intuizione per significare, es. la tmesi ‘suo- no’ (p. 31). Si deve allora definire la Lenisa ‘Dea del Verso’ (Il tao della rosa) e in grado, come il suo ‘ragazzo’ Rimbaud, di enunciare ‘tous les paysages possibles’ – vi è nel libro una bella traduzione da Le bateau ivre (già in PdV n. 29), oltre a un’illuminante intervista. Impossibile non citare la splendida prefazione di Di Stasi.

Recensione
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