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Poesia. Opera prima di liriche
ove risulta encomiabile la capacità di un discorso stringato che non lascia
spazio ad ornamenti superflui ma semmai – nel sentimento di ribellione che vi
affiora – scava con ironia in una realtà precaria. ‘Ho ucciso il chiaro di luna’
(p. 26) e da questa asserzione futurista ogni ipocrisia si frantuma sotto
l’acuta indagine dell’io non vincolato da schemi o dogmi, l’amore-apparenza
perciò viene svelato (p. 31) quale atto nato da necessità o più probabilmente da
un’idea di possesso: chi cerca determinate verità qui può trovarle.
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Recensione |
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