Servizi
Contatti

Eventi


Che esista un istinto o predestinazione per la poesia pare confermarlo il presente canzonario (sul termine e la sua vena ironica si potrebbe discutere a lungo), e più esattamente la lirica a p. 21 da riportare integralmente: “La bimba eburnea, | mandorla segreta, | dettò | quel verso all’incipit del Mestruo: || Chi pensa ferisce sé e l’universo. || Per conoscere, Anima, non penso.” Il verso è stato scritto dall’autrice all’età di dodici anni, ma ben altro percorso qui da una Minou Drouet, per l’eccezionale profondità di significato, cui fa séguito la considerazione della maturità: non pensare, per conoscere. A tale densità concettuale, al rigore di una scrittura strenua, la Lenisa perviene attraverso la “passione per i Sonetti d’amore di Shakespeare” e ci introduce così nell’area esclusiva dell’ispirazione riflessa. Come un astro che riceva luce da un altro, ma già con una propria luminosità, e il risultato è spesso abbagliante.

Non che i testi di Le bonheur (felicità) siano sempre luminosi; c’è la parola forte: “edera graffiata” (p. 14), “voci | sgradite di metallo” o “irta creatura” (p. 12), ma in funzione espressiva, e la mobilità versale, con accapo interni, segna la raccolta, con momenti di tecnica avanzata: “che profuma, e- | salta” (p. 16; tmesi). La continua metamorfosi formale coglie un ineffabile erotismo, risolto nell’armonia totale da un testo tra i più perfetti (a p. 27), che inizia: “Vibra l’alloro nel vento” – rarità semplice entro un’aura classica atemporale. La manifestazione di “Amore strano ed imperfetto” (p. 33) collega quindi la quasi impossibilità di una completa coincidenza amorosa, forse realizzabile soltanto nel mistero, che dal Sonetto 23 con figura che può apparire sinestetica l’autrice intuisce e sviluppa in “diversa forma” (p. 34).

Ma altre magìe le troviamo a p. 36, con uno straordinario ossimoro, più apparente che reale: “l’oro degli occhi | è verde, pullula di fantasmi” – la Lenisa cioè non si oppone a quel linguaggio che, per quanto fiso a un oltremondo puro, isola le contraddizioni dell’essere: “Ogni vita sbagliata | è quella giusta?” (p. 41).

Chi allora cerca il volo alto della parola e il disancoraggio non assoluto da memorie personali, semmai la loro riproposizione in chiave più universale, li troverà in questa silloge, insieme alla conferma che la poesia è un’arte difficile ed estrema.

 
Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza